![]()
sono un uomo di sport amante della natura a 360 gradi con particolare predilezione per le "mie" montagne abruzzesi che percorro preferibilmente, con gli sci da scialpinismo, la mountain bike o a piedi da escursionista
abruzzo
acqua
alpinismo
ambiente
amicizia
appennino
arte
atletica leggera
bastoncini
calcio
campagna
castelli romani
ciclabilità
ciclismo
cinema
comunicazione
corsa
cucina
cultura
escursionismo
esplorazione
giornalismo
gran sasso
grande torino
impianti sportivi
internet
itinerari
ivan graziani
jogging
lavoro
mailing list
maratona
meteo
mobilità urbana
montagna
monte san rocco
monti della laga
monti ernici
monti lucretili
mountain bike
musica
neve
olivi
parchi
pastori
peer to peer
podismo
politica
resistenza
rifugi
roma
roma - ostia
santi
scialpinismo
skyrunning
società
sport
storia
tecnologia
terminillo
valle siciliana
video
vita di montagna
visitato *loading* volte
Il titolo di questo post non è altro che il breve testo che stamattina mi sono ritrovato nella cassetta della posta elettronica da parte della Sextantio di Santo Stefano di Sessanio, bellissimo paese che sorge sul versante aquilano del Gran Sasso.
Sabato, in occasione della consegna del Premio della Commissione Europea ed Europa Nostra “Conservazione del patrimonio paesaggistico” al Comune di S. Stefano di Sessanio, Sextantio, in collaborazione con Italia Nostra, organizza una interessante Conferenza:
UN MODELLO DI SVILUPPO PER I BORGHI STORICI MINORI SOGGETTI ALLO SPOPOLAMENTO: LE SINERGIE PUBBLICO\PRIVATO
Il 20 di ottobre, in occasione dell’assegnazione del Premio della Commissione Europea ed Europa Nostra “Conservazione del patrimonio paesaggistico” al Comune di S. Stefano di Sessanio, Sextantio, in collaborazione con Italia Nostra, organizza una Conferenza dedicata ad un nuovo modello di sviluppo del territorio per i borghi storici minori di montagna soggetti allo spopolamento: la tutela delle identità del territorio da esigenza culturale a premessa per lo sviluppo economico.
Sextantio realizza già da tempo - attraverso il recupero degli immobili di S. Stefano di Sessanio, Sassi di Matera ed in altri 8 borghi completamente spopolati – l’obiettivo di conservare nella maniera più autentica possibile, parti d'Italia meno conosciute, senza stravolgerne gli usi, le tradizioni e le architetture. Arredi, botteghe dell'artigianato autoctono, tessuti, e antiche ricette di gastronomia sono recuperati dalla tradizione locale con la supervisione del Museo delle Genti di Abruzzo, dando vita alla rinascita\riattivazione a S. Stefano di Sessanio delle botteghe artigiane abbandonate nel tempo, dotandole delle strumentazioni autentiche e secolari, disciplinandone le tecniche di produzione, le materie prime e i manufatti finali.
E’ di Nico Romito, considerato uno dei migliori giovani chef d'Italia, la consulenza per la gastronomia per la gestione del Ristorante della Sextantio, che verrà per l’occasione inaugurato. I piatti sono quelli della tradizione abruzzese, scaturiti, grazie all'ausilio di un antropologo, dai pranzi degli anziani del territorio, dai ricettari ricchi di memoria dai significati profondi, e preparati usando scrupolosamente i prodotti della terra d'Abruzzo. Ceci, lenticchie, formaggi, radici e profumi della campagna, servono a comporre manicaretti come la pappa di uovo, pomodoro e pecorino, o le crespelle con ricotta di pecora e pomodoro, o ancora, il pecorino gratinato al miele, ed il coniglio con patate in padella, fetta di guanciale, tutto aromatizzato al timo.
Il Comune di S. Stefano di Sessanio è da sempre sostenitore del progetto, consapevole nel tempo che ritrovare l’anima più profonda delle pietre e il genius più autentico di questi luoghi legati profondamente al destino delle popolazioni che hanno costruito e abitato questi spazi vivendo glorie e decadenza della civiltà pastorale sia stato un investimento economico vincente per l’intero borgo.
Nel nostro paese i lavori più umili sono sempre più appannaggio dei lavoratori stranieri. Anche la pastorizia è ormai da diversi anni completamente gestita da pastori macedoni, romeni, slavi. Chi frequenta la montagna abitualmente si è accorto da tempo che pecore e mucche in montagna non interloquiscono (si fa per dire) più con persone che parlano italiano.
L'amico Maurizio ci introduce col suo ennesimo bel video nel mondo della transumanza e dell'emigrazione sullo sfondo delle montagne abruzzesi.
Buona visione.
Vedendo passare in TV le immagini dell’Afghanistan in guerra ho sempre sospettato che tra il paese asiatico e l’Abruzzo ci fosse una forte affinità. Quegli altipiani dell’Hindu Kush così brulli e carsici assomigliano tanto a certi pianori del nostro Appennino e le facce rugose degli afgani scolpite dal vento in fondo non sono molto diverse di chi da noi vive e lavora in montagna. Non da ultimo, anche l’Afghanistan è terra di pastori e anche lì si usa mangiare la carne di pecora infilzata in pezzi piccolissimi sugli spiedini, una replica in piena regola dei nostri arrosticini (o forse siamo noi a replicare i loro, questo non lo sapremo mai).
Tutto questo lo dico perché quando ho letto la notizia che mi ha segnalato l’amico Maurizio non mi sono stupito più di tanto.
Di cosa si tratta? Nunzio Marcelli (intraprendente allevatore di Anversa degli Abruzzi e ideatore del progetto “Adotta una Pecora”) si è recato in Afghanistan con alcuni suoi colleghi nell’ambito di un progetto di interscambio culturale al quale, parafrasando le operazioni belliche in atto nella regione, è stato dato il nome di “Enduring Cheese”. Durante il loro soggiorno hanno effettuato alcune dimostrazioni sull’antica tecnica abruzzese di produzione del formaggio, fondata sull’utilizzo di pochi e semplici elementi (caldaio, bastone e fuoco).
L’incontro pare sia stato molto ricco per entrambe le parti, a questo punto però mi chiedo: in che lingua hanno parlato?
Continuo sulla falsariga dell'ultimo post per segnalare dei bellissimi spaccati di vita di montagna.
L'amico Maurizio continua a vagabondare per le nostre amate montagne in compagnia del fido Remo e della sua telecamera. Sabato scorso sono stati a sciare sul Monte Camicia ma forse la parte più interessante della giornata l'hanno vissuta dopo, quando sono scesi a valle.
Buona visione.
Cliccate qui per vedere il video
Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
...
Ogni volta che penso ai pastori mi vengono in mente le parole di D'Annunzio. Non so perchè, sono quelle associazioni automatiche generate dal mio cervello in modo immediato, prima ancora di aver compreso di cosa si sta parlando.
E' un po' come l'immagine che ho delle praterie di alta quota d'estate, nel mio immaginario accanto all'erba, ai monti ed alle alte vette ci sono sempre i pastori con le loro pecore ed i magnifici cani da pastore abruzzese. Sono sempre stato affascinato da chi ha deciso di vivere in montagna, le dinamiche di chi vive in quota per me sono addirittura più interessanti della montagna in sè. E' un discorso che vale tanto per gli uomini che per gli animali, ma mentre i secondi si sono evoluti anche fisicamente per far fronte a certe esigenze particolari, l'uomo che vive in montagna lo fa per una scelta. Pensate solo a cosa comporta doversi organizzare con l'acqua in zone carsiche come l'appennino centrale, o cosa comporta aver scelto di dedicarsi al pascolo vagante.
Non sapete cos'è un pascolo vagante? Andate sul bel BLOG di Marzia Verona e scopritelo.