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sono un uomo di sport amante della natura a 360 gradi con particolare predilezione per le "mie" montagne abruzzesi che percorro preferibilmente, con gli sci da scialpinismo, la mountain bike o a piedi da escursionista
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Segnalo che da oggi e per i prossimi tre giorni si svolgerà a Roma al cinema Nuovo Olimpia il Bicycle Filmfestival. Sull’onda di analoghe iniziative che da anni si svolgono negli Usa anche a Roma sbarca una manifestazione cinematografica che celebra la bicicletta come elemento ludico, ricreativo, sportivo e anche come mezzo di locomozione alternativo all’automobile. Insomma una manifestazione interessante e fuori dai soliti schemi celebrativi di questo o quel regista ma incentrata su un soggetto che per una volta non è un essere animato ma questo magico mezzo meccanico. Maggiori informazioni sul sito della manifestazione.
Buona visione.
Nasce ufficialmente il sito di quelli delle tredici. Da oggi è online il sito dedicato a quelli che, saltando il pranzo, vanno a correre al campo di Caracalla.
C’è un po’ di tutto, dal blog del nostro amato ed amabile Presidente alle classifiche, le schede degli atleti e le gallerie fotografiche. Immancabile la bacheca con le ultime notizie.
Il sito è raggiungibile cliccando su www.quellidelle13.it
Ne avevo sentito parlare tempo fa ma non essendo mai apparsa alcuna notizia in proposito sui principali organi di stampa pensavo si trattasse di una leggenda metropolitana. Probabilmente come me ce ne sono anche altri, siamo in pochi a sapere che la giunta che governa la nostra città ha dato il via libera alla realizzazione di una delle strutture più assurde che siano state mai concepite nella città eterna: un parcheggio interrato di sette piani da far sorgere sotto alla terrazza del Pincio a Villa Borghese. Vedi articolo su “E Polis Roma” di sabato 27 ottobre 2007, pag. 23.
In tanta assurdità un aspetto positivo però c’è: dopo anni in cui abbiamo assistito alla realizzazione di pseudo piste ciclabili ricavate su marciapiedi già esistenti che percorrono scalinate e altri tratti di ciclabilità quanto meno dubbia, abbiamo finalmente fugato i residui dubbi sulla considerazione che questa amministrazione ha nei confronti dell’aria che respiriamo e sull’annoso problema del traffico a Roma.
Non aggiungo altro, la notizia è talmente assurda da commentarsi quasi da sé, o sono solo io a pensarla così?
L’impianto delle Tre Fontane, uno dei più vecchi impianti sportivi della capitale, situato all’EUR in una zona tradizionalmente dedicata allo sport e capace di convogliare attorno a sé gran parte degli sportivi che abitano nella parte meridionale della città eterna, è ormai chiuso da oltre un anno.
Dal dimenticatoio in cui è rimasto sepolto per tutto questo tempo esce questa notizia. Certo, altri tre anni di chiusura non sono pochi e la cosa poteva essere gestita sicuramente meglio magari cercando di chiudere solo parte dell’impianto durante i lavori, ma nel 2010 probabilmente anche Roma avrà di nuovo una struttura sportiva degna di questo nome.
Correre di notte sulle strade della Roma imperiale, attraversando il Campidoglio, il Circo Massimo e l'Appia Antica al buio illuminati dalle torce sono stati gli elementi che mi hanno spinto a partecipare alla Corriroma, una manifestazione che in soli tre anni di esistenza è riuscita a diventare la gara notturna più popolare d'Italia.
Non sono rimasto deluso (e come avrei potuto esserlo date queste premesse?). L'atmosfera è stata speciale fin da subito, nei pressi della partenza la presenza di oltre 3.000 iscritti (le richieste hanno superato quota 5.000) già un’ora prima della gara hanno fatto si che il famigerato "biscotto", la zona verde a ridosso del Viale delle Terme di Caracalla luogo di allenamento abituale per centinaia di podisti della capitale, si trasformasse in un immenso campo di riscaldamento. In zona troneggiavano diversi gazebo montati dai gruppi sportivi più numerosi per facilitare la vestizione dei loro associati. Molti altri si cambiavano in macchina. Per me la situazione è più semplice, sono arrivato in motorino indossando una tuta sopra alla divisa da corsa.
Fa un caldo boia, è quasi mezzanotte ma ci sono almeno 20 gradi e l'umidità è a livelli stratosferici, dopo pochi minuti di riscaldamento sono completamente fradicio di sudore. Scaldate bene le gambe mi metto seduto da una parte a osservare questo spettacolo nello spettacolo. Ci sono gruppi sportivi provenienti da ovunque, spiccano ovviamente quelli più numerosi, a Roma ce ne devono essere almeno una cinquantina a giudicare dal numero di casacche che vedo in giro. Ma non mancano quelli provenienti anche da molto lontano, alcuni hanno anche delle scritte originali, i Gladiatori di San Ferdinando di Puglia, per esempio, sono riconoscibilissimi perché sul retro delle loro magliette salutano la città eterna.
Rivedo le solite facce che frequentano abitualmente la zona dello stadio di Caracalla all’ora di pranzo. Scambiamo qualche battuta e poi via tutti dentro alle transenne nella zona di partenza. Cerco di mantenermi caldo corricchiando fino all'ultimo e finisco per rimanere confinato in fondo a tutti. Lo speaker comincia il count down, sono decisamente emozionato. Quando arriva lo sparo della partenza lo sento a malapena, partiamo accompagnati dalla celebre aria vincerò, moltissimi cantano a squarciagola. Transito sotto allo striscione della partenza che sono trascorsi già quasi tre minuti e fino al termine della salitella che costeggia il Colosseo di correre non se ne parla proprio, siamo talmente tanti che l’imbottigliamento di massa ci accompagna fino all’inizio di Via dei Fori Imperiali. Qui le cose migliorano un poco, mi lancio sui sampietrini cercando di avvantaggiarmi un po’, ma la salitella di Via San Pietro in Carcere è un altro imbuto terribile così come la discesa dalla Piazza del Campidoglio verso il Teatro Marcello. Su Via del Teatro Marcello posso finalmenta far andare un po' le gambe, sono trascorsi quasi 15 minuti quando transito sotto al cartello del secondo chilometro. Cerco di evitare i maledetti sampietrini mantenendomi sul marciapiede, ma siamo ancora tantissimi e sono obbligato a troppi zig zag per mantenere un’andatura decente. Dopo la salita di Via dei Cerchi va meglio, il gruppo si sparpaglia un pochino e posso superare un po’ infilando una serie di varchi. Comincio a comprendere che la mia gara sarà caratterizzata da un continuo e costante sorpasso. Pensavo che mantenendomi in fondo avrei trovato più facilmente qualcuno che corresse al mio ritmo, invece evidentemente vado molto meglio di quello che pensavo. Su Viale delle Terme di Caracalla l’aria familiare del campo di allenamento mi mette le ali ai piedi ed in men che non si dica sono all’incrocio con Via Cristoforo Colombo. Al semaforo c’è un ingorgo di auto pazzesco, i vigili hanno il loro bel da fare per mantenere calmi alcuni scooteristi inviperiti. Comincia la prima delle due salite che ci porteranno a Piazza dei Navigatori, arrivato quasi in cima fra le auto ferme in coda si sente una voce: “che ppè caso quarcuno de voi ha bisogno de nò strappo?”. Nonostante lo sforzo si faccia sentire non riesco a trattenere una risata, non vorrei vivere in nessun’altra città al mondo, i romani sono davvero unici.
Ora giù verso il mega incrocio con la Circonvallazione Ostiense dove ci attendono altri vigili e altri automobilisti inferociti, evidentemente non tutti hanno lo spirito dell’automobilista di prima. Transito sotto alle finestre del mio ufficio dove è stato allestito il primo punto di ristoro, mi fermo un attimo per bere un po’ d’acqua e riparto in salita. La gamba ora finalmente gira bene, la salita è lunga ma quasi non la sento e quando arrivo a Via delle Sette Chiese sono pronto anche a rilanciare la falcata. Il responso cronometrico è buono, sto correndo ad una media di 4,50 al km. Pur prendendo col beneficio dell’inventario le segnalazioni chilometriche dell’organizzazione mi galvanizzo un po' (io finora in allenamento ho fatto al massimo 4,40 nelle ripetute sui mille). Quando imbocco l’Appia Antica comincio lentamente ad aumentare il ritmo, prendo un'altra bottiglietta d’acqua al secondo ristoro e mi lancio verso la salitella di Porta San Sebastiano.
Però che fastidio questi sampietrini! Non se ne può davvero più, in salita non ti permettono di spingere e nella discesa di Via di San Sebastiano non posso aumentare la falcata, l’instabilità di questo tipo di terreno non mi dà nessuna fiducia. Quando imbocco nuovamente l’asfalto di Viale delle Terme di Caracalla mi sembra una liberazione. Nonostante tutto sto correndo bene, il penultimo chilometro è passato in 4 minuti e 30. Quando all’inizio del viale vedo il cartello del decimo chilometro rompo gli indugi e decido di lanciare il mio sprint personale. Parto sull’estrema destra della carreggiata e non vedo più nulla, ora sono solo io e la strada che manca. Mi accorgo a malapena che sto sfiorando alcuni podisti che corrono in senso inverso (sono quelli già arrivati che stanno facendo defaticamento), imbocco la curva in fondo al biscotto (quante volte sono arrivato qui con la lingua di fuori al termine delle ripetute sui mille!) e mi ritrovo per l’ennesima volta sui sampietrini di Via di San Gregorio. Ora manca davvero poco, la vista dell’arrivo e dell’arco di Costantino riescono a farmi rilanciare ancora il ritmo della falcata.
Supero l’ultimo gruppetto e finalmente passo sotto allo striscione, è finita. Fermo il cronometro. Sono trascorsi 59 minuti e 37 secondi da quando sono transitato sotto allo striscione di partenza, il tempo ufficiale sarà di un’ora e 01 ma sono soddisfattissimo, tutto considerato ho corso molto meglio di quello che pensavo prima della gara.
Davanti a me un podista vomita appoggiato alle transenne, io invece mi sento benone. Mi bevo un’altra bottiglietta d’acqua e corricchio lentamente per rientrare verso il motorino, dall’altra parte della carreggiata stanno ancora arrivando a frotte.
Ci rivediamo l’anno prossimo.

Ho cominciato a correre più o meno quando avevo 10 anni e da allora, a parte alcune pause, ho sempre corso. Corro in riva al mare, sui sentieri di montagna, fra i prati della campagna umbra e su e giù per le colline abruzzesi e anche all'interno dei parchi cittadini. Quello che mi piace della corsa è sentire il mio corpo che lentamente si mette in moto per assumere il ritmo più consono allo stato di forma del momento. E' davvero bello fare questa cosa nella quiete della natura, senza troppi rumori di sottofondo. Non riuscirei mai a correre con le cuffiette che sparano musica nelle mie orecchie distraendomi dal fiato che cerca di sintonizzarsi col ritmo del mio cuore, sarebbe l’antitesi di quello che sto cercando di realizzare.
Roma è una città indubbiamente caotica e assediata dal traffico, ma ha un grosso pregio, possiede un numero assolutamente straordinario di aree verdi urbane. I romani e gli italiani in genere (popolo di sedentari antiecologisti) non sanno che ricchezza è poter avere a disposizione così tante di ex ville patrizie riadattate a parchi pubblici.
A Roma, in realtà, oltre alle ville ci sono anche ampie fette di territorio agricolo che si insinua all’interno del cerchio del Grande Raccordo Anulare. Uno di questi territori è indubbiamente la Caffarella, una zona di pascoli situata a ridosso dell’Appia Antica. Qui, a due passo dai palazzi di San Giovanni, si può correre circondati dalle pecore al pascolo e dalle rovine romane. La recente creazione del Parco Regionale dell'Appia Antica ha reso la zona decisamente più suggestiva. Stradelle e sentieri, fino a pochi anni fa sfruttati selvaggiamente dalle automobili, oggi sono completamente chiusi al traffico e permettono di trascorrere dei piacevoli momenti immersi nella campagna romana. La zona protetta di fatto è veramente enorme e ricollegandosi al vicino Parco degli acquedotti forma un’area di ben 3.400 ettari.
Per uno come me, che non rinuncia al suo spirito esplorativo nemmeno durante la corsa dell’ora di pranzo, correre in un posto simile è davvero un piacere.
Apparirò forse esagerato, ma per chi si sposta continuamente in città usando la bicicletta apprendere certe notizie fa cadere le braccia.
Il Coordinamento Roma Ciclabile ha presentato una proposta per la realizzare entro 4 anni una rete ciclabile all’interno della capitale. Il testo del documento è facilmente consultabile sul BLOG romapedala dove i commenti negativi di chi usa quotidianamente la bicicletta come mezzo di locomozione urbano non si sono fatti attendere.

Il documento è a dir poco deludente. In esso è previsto che la futura rete ciclabile andrebbe creata “utilizzando zone pedonali, Ztl, aree verdi, marciapiedi, sensi unici,etc.”. In poche parole siamo dinnanzi all’ennesimo caso di “riforma a costo zero”, triste metodologia che ormai da diversi anni la nostra classe dirigente evoca come toccasana miracoloso per i diversi problemi che affliggono il paese. Il virus evidentemente ha un ceppo molto vitale e sembra che ora abbia attecchito anche fra gli ambientalisti o presunti tali.
Non si può non essere delusi infatti dall’atteggiamento di chi istituzionalmente dovrebbe stare dalla parte di chi ha scelto di muoversi in città usando la bicicletta, un gesto che va al di là della semplice scelta ecologica e che andrebbe visto come una vera e propria scelta politica. Il coordinamento, che lo ricordo per chi non lo sapesse è formato dai rappresentanti di una serie di associazioni cicliste e ambientaliste della capitale, continua evidentemente a considerare la bicicletta un passatempo e non un mezzo di locomozione alternativo all’automobile, alla moto o ai mezzi pubblici. Questa è l’unica spiegazione plausibile che riesco a dare alla decisione di ricercare lo spazio da destinare alla mobilità urbana in bicicletta fra quello attualmente dedicato ai pedoni mentenendo immutate le porzioni di asfalto alle automobili. Questo sospetto diventa quasi una certezza quando nel documento leggo che ogni Municipio dovrebbe destinare circuiti di almeno 500/1000 metri chiusi al traffico per 2/3 volte alla settimana per allenarsi, oltre a spazi per effettuare gare ciclistiche almeno 2 volte al mese nel sabato pomeriggio o domenica mattina.
Fino a quando la bicicletta continuerà ad essere considerata qualcosa che si usa per non più di 1000 metri e non oltre 2/3 volte alla settimana continueremo ad assistere alla pericolosa convivenza in pochi metri quadrati fra chi va a piedi col proprio cane o portando i propri figli in passeggino e chi cerca di raggiungere il luogo di lavoro pedalando.
Viene quasi voglia di salire in macchina.