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sono un uomo di sport amante della natura a 360 gradi con particolare predilezione per le "mie" montagne abruzzesi che percorro preferibilmente, con gli sci da scialpinismo, la mountain bike o a piedi da escursionista
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Domenica, complice la giornata non proprio adatta ad andare in montagna, ho deciso di andare a correre al Lago di Albano. Il giro del lago è un itinerario classico per i podisti della capitale e dei castelli romani, la lunghezza di quasi 10 km e la bellezza del luogo esercitano indubbiamente un forte richiamo.
Tuttavia, mentre percorrevo i due giri che avevo programmato godendo il piacere di sentire il mio corpo in movimento non ho potuto fare a meno di notare quanto la bellezza paesaggistica di questo posto sia diventata negli ultimi anni inversamente proporzionale rispetto a quella naturalistica.
Il lago sta di fatto morendo e lo sta facendo con una velocità a dir poco mostruosa. Il segnale più tangibile di questa irreversibile agonia si ha osservando il livello dell’acqua. Io venivo a correre qui circa 18-20 anni fa e ricordo bene quanto fosse più elevato il livello non solo in prossimità delle spiagge ma anche in altri punti del lago dove andavamo a farci il bagno d’estate dopo esserci allenati. Le spiagge nei pressi del piazzale che c’è dinnanzi al tunnel stradale sono aumentate a dir poco di alcune decine di metri. Il cambiamento è tale da farmi pensare ad uno scherzo della mia memoria, ma ho fugato ogni dubbio quando ho percorso il ponticello che supera il canale emissario, o per meglio dire, l’ex canale. Dove una volta scorreva l’acqua in uscita dal lago oggi non scorre più nulla, la superficie lacustre infatti si trova almeno 5 metri sotto al letto del canale.
Avevo un amico ad Albano e venivamo spessissimo a correre da queste parti, una delle cose più belle era fare il bagno dopo le sessioni di allenamento. Un passatempo che adesso sarebbe praticabile solo rischiando la propria salute in quanto la stagnazione delle acque ha reso l’acqua molto inquinata. Situazione dovuta non solo alla mancanza di un emissario in grado di garantire una rigenerazione delle acque ma anche alla progressiva sparizione degli affluenti. I tanti rigagnoli che un tempo scendevano fra gli alberi nella parte meridionale del cratere oggi non ci sono più, ne rimane in vita solo uno e chissà per quanto ancora. Troppo poco per assicurare quel minimo di ossigenazione a pesci e piante lacustri.
Parlando con gente del luogo ho saputo che la colpa di questo assurdo degrado è imputabile all’enorme crescita urbana delle varie città situate a valle del bacino. Ariccia, Albano, Pavona e Pomezia hanno decuplicato negli ultimi anni i propri residenti con conseguente aumento delle utense idriche e maggiore pescaggio nelle falde acquifere da parte dei vari acquedotti. In più l’agricoltura intensiva sempre più estesa sui campi che scendono verso il litorale richiede maggiori quantità di acqua per poter essere praticata e l’apertura apertura selvaggia di numerosi pozzi per l’irrigazione è diventato un evento normale. Insomma è in atto un vero disastro ambientale.
Ho cominciato a correre più o meno quando avevo 10 anni e da allora, a parte alcune pause, ho sempre corso. Corro in riva al mare, sui sentieri di montagna, fra i prati della campagna umbra e su e giù per le colline abruzzesi e anche all'interno dei parchi cittadini. Quello che mi piace della corsa è sentire il mio corpo che lentamente si mette in moto per assumere il ritmo più consono allo stato di forma del momento. E' davvero bello fare questa cosa nella quiete della natura, senza troppi rumori di sottofondo. Non riuscirei mai a correre con le cuffiette che sparano musica nelle mie orecchie distraendomi dal fiato che cerca di sintonizzarsi col ritmo del mio cuore, sarebbe l’antitesi di quello che sto cercando di realizzare.
Roma è una città indubbiamente caotica e assediata dal traffico, ma ha un grosso pregio, possiede un numero assolutamente straordinario di aree verdi urbane. I romani e gli italiani in genere (popolo di sedentari antiecologisti) non sanno che ricchezza è poter avere a disposizione così tante di ex ville patrizie riadattate a parchi pubblici.
A Roma, in realtà, oltre alle ville ci sono anche ampie fette di territorio agricolo che si insinua all’interno del cerchio del Grande Raccordo Anulare. Uno di questi territori è indubbiamente la Caffarella, una zona di pascoli situata a ridosso dell’Appia Antica. Qui, a due passo dai palazzi di San Giovanni, si può correre circondati dalle pecore al pascolo e dalle rovine romane. La recente creazione del Parco Regionale dell'Appia Antica ha reso la zona decisamente più suggestiva. Stradelle e sentieri, fino a pochi anni fa sfruttati selvaggiamente dalle automobili, oggi sono completamente chiusi al traffico e permettono di trascorrere dei piacevoli momenti immersi nella campagna romana. La zona protetta di fatto è veramente enorme e ricollegandosi al vicino Parco degli acquedotti forma un’area di ben 3.400 ettari.
Per uno come me, che non rinuncia al suo spirito esplorativo nemmeno durante la corsa dell’ora di pranzo, correre in un posto simile è davvero un piacere.