Scritti di varia natura di un abruzzese romano

Eccomi

Utente: bummi
sono un uomo di sport amante della natura a 360 gradi con particolare predilezione per le "mie" montagne abruzzesi che percorro preferibilmente, con gli sci da scialpinismo, la mountain bike o a piedi da escursionista

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venerdì, 19 ottobre 2007
Il giro dei Castelli Romani


Punto di partenza: Frascati (Piazza Marconi)

Lunghezza: poco meno di 40 km, circa 3 ore.

Impegno: escursione tecnicamente varia, lunghi tratti pedalati su strade asfaltate e sterrate si alternano a discese più tecniche. Molto bello nonché suggestivo il tratto che percorre l’antica Via Sacra.

Sterrato: 80%

Cartografia: Carta dei Castelli Romani CAI Frascati

 

Parcheggiata l’auto poco prima del grande piazzale di Piazza Marconi (qui siamo ancora fuori dalla “zona blu” soggetta a pedaggio), si comincia a pedalare in salita e si attraversa la piazza. Lasciata Villa Aldobrandini sulla destra si attraversa un breve tratto in salita all’interno della città dirigendosi verso la starada che sale al Tuscolo. Dove quest’ultima compie il primo tornante a destra si va a sinistra su un ripido selciato in sanpietrini che costeggia Villa Falconieri. Lo si risale tutto fino ad arrivare in cima dove nei pressi del grande cancello di acesso alla villa c’è una sbarra e comincia un sentiero che costeggia per un lungo tratto il muro di cinta della villa. Si percorre tutto il sentiero tenendo il muro sulla sinistra mentre si sale fino ad arrivare ad una cappelletta votiva nei cui pressi ci si immette su una strada sterrata. Qui si va a destra in salita raggiungendo una zona residenziale dove si prosegue dritti in salita su strada asfaltata.

Si giunge così alla congiunzione con la strada che sale al Tuscolo da Monteporzio. Qui si offrono due possibilità:

1)      i più tenaci possono andare a sinistra scendendo per poche decine di metri fino a imboccare a destra la strada che conduce al vicino convento dei camaldolesi, prima dell’erta che sale al convento in prossimità di una curva a sinistra si imbocca sulla destra un ripido sentiero che sale fra i numerosi castagni che caratterizzano questa zona. Il sentiero, sia pur ripido, rimane sempre ben pedalabile e conduce nei pressi della zona sommitale del Tuscolo.

2)      La sommità del Tuscolo è raggiungibile anche andando a sinistra in salita percorrendo la strada asfaltata percorsa solitamente dalle automobili dei gitanti che nei gironi di festa arrivano fin quassù per trascorrere una piacevole giornata all’aria aperta.

Raggiunta la sommità del Tuscolo si va a sinistra verso l’enorme croce metallica che ne caratterizza la sommità, si scende brevemente su un sentierino un po’ sassoso e tecnico fino a raggiungere una valletta dove si va a sinistra fino a  raggiungere una staccionata dove sulla destra comincia una carrareccia sterrata in salita che costeggia sulla destra un campo aperto. Ci si mantiene grosso modo sulla cresta sommitale della montagna dirigendosi verso Rocca Priora fino a quando la carrareccia non arriva ad un bivio nei pressi di una villa circondata da alcuni grossi pini. Qui si va a destra in discesa su una strada che ben presto diventa asfaltata e scende ripida verso l’Anagnina nei pressi del ristorante il Castagneto.

Si attraversa l’antica via consolare e ci si dirige su una strada asfaltata che conduce appunto verso verso un bosco di castagni. Al termine della strada si va dritti su sentiero in mezzo agli alberi fino ad arrivare ad un bivio dove si va a sinistra raggiungendo una strada che costeggia una serie di ville che rimangono sulla sinistra. La strada alterna tratti asfaltati e sterrati e dopo qualche saliscendi una discesa più lunga conduce nei pressi dei pratoni del Vivaro. La discesa termina su una curva a destra, dopodichè la strada riprende a salire. Laddove l’asfalto va a sinistra si prosegue dritti su uno sterrato che sale inoltrandosi nel bosco fino a raggiungere la Fonte Frannoa dopo la quale si va a sinistra in decisa salita fino a raggiungere un bivio.


Si volta a destra in decisa salita alla quale segue una bella discesa. Fra gli alberi si comincia a scorgere sulla sinistra la zona sommitale del Maschio delle Faete, vetta del vulcano che un tempo caratterizzava la zona. Al termine della discesa si arriva ad un bivio dove si volta a sinistra continuando in discesa. Segue un lungo tratto di saliscendi, ai bivi che si incontrano successivamente si va sempre dritti, questo è il tratto paesaggisticamente più bello dell’itinerario, immersi nel bosco e lontani da strade e paesi. La sterrata termina nei pressi della strada asfaltata che sale a Monte Cavo che si prende in salita verso destra. Si sale per qualche chilometro fino a raggiungere nei pressi di un tornante a destra la congiunzione con l’antica Via Sacra.

Imboccata quest’ultima cerso destra comincia una lunga e ripida discesa. Questo è un tratto tecnico molto divertente, destreggiandosi fra i ciotoloni di basalto romano si passa accanto ad un fantasico belvedere sui due laghi dei castelli romani e sul vicino mar Tirreno (sosta e foto obbligatori).

Ad un certo punto della discesa l’antica strada romana compie una curva a sinistra, qui si prosegue dritti su una ripida discesa che conduce direttamente ai Campi di Annibale dove si trova un’utilissima fontana. Dal piazzale dei campi si va a destra seguendo una strada asfaltata in leggera fino ad un bivio dove si scende brevemente sulla sinistra per prendere una sterrata che sale verso la zona della Forcella. Al termine della sterrata si raggiunge un primo bivio dove si va a sinistra e subito dopo un altro dove si va a destra per una breve salita che conduce ad un quadrivio. Qui si prosegue dritti imboccando una bella carrareccia che scende lungamente fino a raggiungere la strada che dalla zona del ristorante il Castagneto conduce ai Campi di Annibale. La si imbocca verso destra in discesa fino ad arrivare di nuovo sull’Anagnina da dove non rimane che percorrere a ritroso il tratto effettuato all’andata verso il Tuscolo.

Chi volesse accorciare la gita non ha che da scendere verso sinistra lungo l’Anagnina fino ad arrivare in breve a Grottaferrata e al bivio con le indicazioni che conducono a Frascati.


 

Postato da: bummi a 09:55 | link | commenti (3)
mountain bike, itinerari, castelli romani

venerdì, 12 ottobre 2007
Con la MTB sulla costa dell'Ornello


Arriva il fine settimana e non c'è niente di meglio di una bella pedalata in mezzo alla natura. I Monti Lucretili, a due passi da Roma, sono bellissimi, comodi da raggiungere e permettono di compiere dei bei giri in tornando a casa per pranzo.

Questa escursione in particolare permette un ottimo primo assaggio con la zona. Si parte dal paese di Stazzano e entra nel cuore del massiccio dei Lucretili percorrendo il boscoso vallone di Casoli, nella parte più elevata si può ammirare un esteso panorama sulla pianura che circonda la capitale. L’itinerario pur mantenendosi complessivamente abbastanza semplice è tecnicamente vario e prevede anche un discreto dislivello. La maggior parte di esso percorre sterrate con un fondo abbastanza scorrevole, solo il tratto attorno alla Costa dell’Ornello presenta qualche tratto un pochino più tecnico. Insomma, ce n’è un po’ per tutti i gusti.

Stazzano si raggiunge da Roma percorrendo la Sp23A Palombarese fino a Castel Chiodato nei cui pressi si volta a sinistra sulla Sp23B seguendo le indicazioni per Stazzano. Si parcheggia nella piazzetta nella parte alta del paese, dove si trova una comodissima fontanella.

Lunghezza: 30 km, 4 ore circa

Dislivello totale: 1.000 metri circa

Impegno: Itinerario con un buon dislivello ma quasi sempre agevolmente pedalabile, solo la salita finale alla Costa dell’Ornello richiede qualche decina di minuti a spinta. La maggior parte del dislivello viene superato su sterrate dal fondo molto compatto. Prestare attenzione in discesa nel percorrere le curve, la strada che porta a Stazzano è percorsa anche da qualche rara automobile.

Cartografia: Carta escursionistica dei Monti Lucretili 1:25.000, Edizioni il Lupo - Sulmona

Descrizione

Dalla piazzetta del paese di Stazzano Nuovo si attraversa la SS 636 per salire lungo la strada inizialmente asfaltata che risale il bel vallone di Casoli. Superate alcune ville la strada diviene sterrata e si inoltra nel vallone fra numerosi uliveti.

Alcuni tratti più ripidi sono stati cementati e agevolano la pedalata in salita. Ad un certo punto si arriva ad una biforcazione dove bisogna girare a sinistra. Una breve discesa porta sul fondo del fosso di Casoli, superato il quale la strada riprende a salire sul lato opposto del vallone su un ennesimo breve tratto cementato. Si continua in salita a mezzacosta nel bosco sempre su fondo ottimamente battuto, si superano due tornanti il primo a sinistra ed il secondo, poco distante, a destra. Poco dopo si lasciano sulla sinistra alcune deviazioni, la sterrata adesso diventa più ampia ed è costeggiata sulla destra da alcuni tralicci elettrici. Si continua a salire fino a giungere ad una selletta da dove si gode un primo bel panorama verso la valle appena risalita.

Una breve discesa conduce ad un bivio, a sinistra in poche centinaia di metri si raggiunge il paese di Monteflavio, ma invece di entrare in paese si prende a destra una sterrata che dopo qualche lieve saliscendi entra nel bosco. Ad un certo punto la carreggiata è interrotta da una sbarra in ferro nei pressi di un caseggiato in pietra diroccato. Superata la sbarra la strada si biforca.

Si svolta a destra in leggera discesa su fondo sempre più accidentato man mano che si procede. La strada procede lungamente a mezza costa in mezzo agli alberi e dopo una curva verso destra riprende a salire più decisa su fondo sassoso e molto smosso dalle intemperie. La pedalata in questo tratto è un po’ faticosa ma non obbliga mai a scendere di sella. Compiute alcune svolte la parte più ripida della salita termina nei pressi del fontanile di Malatesta. Poco dopo la carrareccia compie un tornante verso sinistra e conduce ad una zona più aperta da dove si gode una vista fantastica sia verso la pianura romana che verso il vicinissimo Monte Gennaro. Si nota inconfondibile la torre situata poco sotto alla vetta e le deturpanti antenne della zona sommitale.

Si prosegue lungo la carrareccia che ora scende brevemente, supera un avvallamento e con un’ultima breve risalita porta al casale Capo di Porco dove conviene fermarsi a riposare un po’ e godersi l’ambiente bucolico con le immancabili vacche che pascolano allo stato brado. La zona è davvero molto bella e solitaria.

Poco prima di raggiungere il casale la strada compie un'ampia curva verso destra, qui andando dritti si percorre una valletta erbosa. Quando questa comincia ad allargarsi si guadagna sulla sinistra il pietroso crinale della Costa dell'Ornello. Dopo aver guadagnato un primo cocuzzolo di erba e sassi si scende ripidamente sul versante opposto raggiungendo una selletta fra gli alberi contrassegnata dalla presenza di numerose pietre. Qui si segue verso sinistra in discesa a mezzacosta una traccia di sentiero. Si raggiunge così un'altra selletta dalla quale si prosegue in salita lungo il crinale arrivando ad una panoramica cimetta erbosa. Questo punto è il più elevato della gita nonché la vetta della Costa dell'Ornello.

Si prosegue fino a quando la costa erbosa non termina in prossimità di alcuni cespugli di rovi. A questo punto si scende verso sinistra su prati per poche decine di metri fino a immettersi su un’evidente carrareccia pietrosa. La discesa in questo tratto iniziale richiede un pochino di tecnica per i sassi che ingombrano la carreggiata ma le difficoltà durano poco.

La carrareccia dopo un po’ entra nel bosco dove comincia una lunga discesa fino ad arrivare alla sbarra incontrata all'andata. Da qui si rientra a Stazzano seguendo a ritroso il percorso effettuato in precedenza.

Postato da: bummi a 09:43 | link | commenti (3)
sport, mountain bike, itinerari, monti lucretili

mercoledì, 25 luglio 2007
A Rigopiano con la bici da corsa



Erano anni che non salivo sulla mia gloriosa Moser da corsa, una bici che comprai diversi anni fa in un periodo in cui percorrevo davvero tanti chilometri sulle strade dell’Umbria perugina e dell’Abruzzo teramano. Poi lentamente la Mountain Bike e il gusto per gli sterrati ed i sentieri sperduti ebbero la meglio.

Ogni tanto però viene voglia di riscoprire i vecchi amori e allora eccomi qui di nuovo in sella ad una bici da corsa (bdc è l’acronimo usato dai patiti del settore). La Moser è ormai fissa a Collecastino, la nostra casa-progetto-olivi-enonsisacosaltroinfuturo, tenerla per uscire su strada a Roma per uno come me, che quando si ritrova in più di due persone si sente come stipato dentro ad un autobus all’ora di punta, non aveva più senso. L’unica è lasciarla qui, tanto gli sterrati pedalabili in sella ad una MTB sono quasi un ricordo. La mia amatissima Valle Siciliana è ovviamente ricca di sentieri, da quelli che salgono sulle alte vette del Gran Sasso a quelli più misconosciuti che uniscono vecchie masserie in disuso con i paesi del fondo valle, ma sono quasi tutti impraticabili in bici, o meglio sono inpraticabili in salita, in discesa ho già avuto modo di documentare che certe cose sono sicuramente alla portata di una buona Mountain Bike.

Per farla breve la bdc è lì nel mio fondaco, per giunta ha pure con le gomme nuove appena rimesse, e io per una volta ho voglia di affrancarmi dal consueto allenamento podistico per lanciarmi un po’ a girovagare come uno zingaro. Quindi domenica mattina di buon ora parto e mi lancio giù verso le Piane di Colledara. L’idea è di raggiungere Rigopiano passando per l’argine destro orografico della nostra valle, dalle Piane di Colledara (270 metri di quota) fino ai 1250 metri di Rigopiano, pedalando lungo la strada che sale a Corazzano, Villa Colli e Colledoro.


La giornata è a dir poco rovente. E’ un anno che praticamente non piove in maniera decente e la notte in queste condizioni di siccità estrema non riesce a produrre alcun refrigero. Dopo aver riempito la borraccia alla fontana sulla piazza di Colledara mi lancio nella prima discesa della giornata. Qui mi rendo subito conto della canicola, solo l’ultimo pezzo vicino al fiume Mavone dona un minimo di refrigerio.

Poi quando comincia la salita capisco subito che oltre al caldo dovrò soffrire anche a causa della bici. Il cambio di cui dispongo ha il 23 come rapporto massimo posteriore, questo fa si che praticamente in salita non riesco a pedalare in scioltezza ma solo arrancando come un povero diavolo, col caldo che fa sarà un supplizio. Ma in fondo siamo qui per soffrire no? Mica ci tireremo indietro per un semplice contrattempo di questo tipo?

Pianin pianino con le gambe che lentamente si fanno sempre più dure ed imballate guadagno terreno sia sotto forma di chilometri percorsi che sotto forma di metri di dislivello saliti. La strada è a dir poco stupenda. Sono probabilmente sulla striscia di asfalto più panoramica dell’intera Valle, gli scorci verso il Corno Grande ed il resto del massiccio del Gran Sasso sono davvero notevoli. Non incontro nessuno, d’altronde qui i paesi sono pochi e a quest’ora la gente ancora dorme.

Dopo Villa Colli, al cui bivio c’è una gradita fontana, la strada scende per qualche decina di metri, poi si riprende a salire, dapprima dolcemente poi sempre più ripidamente fra pascoli e radi alberelli fino ad arrivare al bivio Castelli-Rigopiano dove un’altra fontana aiuta non poco a dissetarmi. Ora comincia la salita più tosta, per fortuna in gran parte al riparo dell’ombra degli alberi. Sono solo le 9 ma il sole picchia già come un fabbro.

Fra una curva e l’altra raggiungo la zona più pericolosa della strada, dove d’inverno l’incuria dell’uomo lascia che la strada venga lentamente ricoperta dal pietrisco che scede dalla montagna. Questa strada non ha alcun senso ma almeno visto che è stata costruita sarebbe bene adoperarsi affinchè rimanga percorribile per tutto l’anno. Soprattutto ora che i tratti più brutti sono stati riasfaltati. Poche centinaia di metri dopo sono in cima alla salita di Rigopiano circondato da un buon numero di gitanti che hanno già occupato i prati a bordo strada per trascorrere una giornata al fresco.


La folla dopo tanto silenzio è quasi fastidiosa, non metto nemmeno piede a terra, faccio inversione e mi lancio nella lunga discesa che mi porterà di nuovo alle piane di Colledara, passando stavolta dentro al paese di Castelli, antica fucina di prodotti artistici in ceramica.

Nonostante la lunga discesa il caldo e la stanchezza della lunghissima salita si fanno sentire, gli ultimi 3 chilometri di salita fino a casa sono davvero tosti ma una bella doccia gelata fatta col sifone in mezzo al giardino rimette le cose a posto.

Postato da: bummi a 12:53 | link | commenti (7)
ciclismo, itinerari, valle siciliana

mercoledì, 30 maggio 2007
In Mountain Bike da Cittaducale al Terminillo

Come promesso ecco un primo itinerario sul Terminillo. Questo interessante giro ad anello permette di raggiungere la parte superiore della “montagna dei romani” partendo da una delle sue basi naturali, la valle del Velino. Le ampie zone di pascolo e gli estesi boschi di faggio, nonché le numerose fonti che si incontrano lungo il percorso permettono di scoprire e assaporare un Terminillo diverso da quello solitamente conosciuto ai più. L’arrivo a Pian de’ Valli in mezzo agli enormi casermoni stona un po’ ma il bar al centro della piazza può rivelarsi un’utile risorsa, soprattutto se capita di compiere questo giro subito dopo una fitta nevicata i primi di giugno come è accaduto a chi scrive.

 

Punto di partenza: Cittaducale.

Lunghezza: 44 km, circa 5 ore (soste comprese)

Dislivello: 1300 m.

Impegno: escursione tecnicamente abbastanza semplice che si svolge quasi completamente su strade sterrate. Tuttavia il cospicuo chilometraggio e il discreto dislivello ne fanno un itinerario riservato a mountain bikers allenati che non temono di affrontare lunge distanze.

Sterrato: 90%

Cartografia: Carta del CAI di Rieti al 25.000

Percorso l’ultima volta il 2 giugno 2006


Descrizione

Arrivati a Cittaducale si risale tutto il centro abitato fino a giungere davanti al cimitero, luogo ideale per posteggiare l’auto e per rifornirsi di acqua. Chi va spesso in bicicletta avrà notato che in caso di penuria di acqua i cimiteri si rivelano quasi sempre un’utile risorsa in tal senso. C’è sempre una fontanella che eroga acqua per annaffiare i fiori sulle lapidi dei defunti.

Saliti in sella si continua lungo la strada in salita per poche centinaia di metri fino ad arrivare ad un bivio, a sinistra si va verso il convento dei cappuccini mentre noi andiamo a destra seguendo una strada che dopo poche decine di metri diventa sterrata e sale fra alberi e ginestre. Dopo alcuni tornanti si incontra sulla sinistra una deviazione con un cartello che indica “dolina”, si supera il cartello mantenendo ancora le ruote sulla sterrata principale. Poco oltre si incontra un tornante a destra nei pressi del quale c’è una deviazione che scende a sinistra verso valle, qui occorre fare attenzione. Si prosegue per poche decine di metri sulla sterrata principale in salita per prendere poco dopo un’altra deviazione a sinistra che sale ancor più decisamente. A questo punto ci si ritrova su una ripida sterrata dal fondo pietroso ma ben pedalabile che permette di guadagnare velocemente quota. Questo tratto è in realtà una scorcitoia, tant’è che superata una zona di bosco tagliato da poco (estate 2006), ci si ricongiunge con la sterrata principale che si imbocca verso sinistra all’ombra dei primi grandi faggi.

La salita per un po’ si fa meno dura e si transita prima nei pressi di un grazioso laghetto e poi accanto ad un fontanile. In prossimità di quest’ultimo si intravedono sulla destra i cartelli del sentiero che scende a Castel S. Angelo. La sterrata, ora un po’ più ripida e pietrosa, supera uno stazzo e poco dopo conduce su una bella selletta panoramica circondata da una zona di prati. Si prosegue seguendo sempre la sterrata principale che poco dopo si immerge nella faggeta e con un lungo tratto in piano a mezzacosta giunge a Fonte Tricaglioli.

Dopo una piacevole sosta all’ombra e riempite le borracce, una breve salita conduce in prossimità di un bivio, a sinistra si scende direttamente a Casale D’Antoni mentre a destra si va verso Pian de’ Valli. In quest’ultimo caso si supera un cancello e dopo un breve tratto di discesa seguito da un tratto di salita più ripida si giunge sulla strada asfaltata dei cinque confini. Con grande cautela si va a sinistra (stiamo procedendo contromano) su quella che d’inverno è spesso una pista per sci da fondo. La strada termina nei pressi del piazzale di Pian de’ Valli dove è possibile fare una breve sosta e rifocillarsi.

Il sottoscritto a questo punto della sua gita solitaria era talmente infreddolito che si è chiuso per un’ora abbondante nel bar facendosi servire ben tre teiere di tè bollente. Il due di giugno non mi sarei mai aspettato di morire di freddo in salita sulla mia Mountain Bike, ma la montagna si sa è imprevedibile e l’Appennino conferma di non essere un eccezione in tal senso.


Indossata la mantellina (io mi misi anche i guanti invernali) dal Piazzale si percorre la strada che va verso la chiesa e che poi prosegue in discesa fra le case del paese fino a ricongiungersi con la strada principale che scende verso Rieti. Si segue quest’ultima fino a raggiungere il terzo tornante (i tornanti della strada che da Rieti sale al Terminillo sono numerati con dei cartelli) dal quale parte una strada sterrata. Imboccata quest’ultima in discesa sempre più accentuata si arriva in una bella valletta fra pascoli e bosco. Superato un altro cancello, ci si mantiene sulla strada principale che sale a destra fra gli alberi. Al termine di questa salitella si incontra sulla destra un cancello ed una strada in discesa che non va imboccata. Si va invece verso sinistra passando accanto ad un rifugetto di pastori e successivamente si affronta un ultimo tratto di salita che conduce nei pressi di una bella sella erbosa che si apre poco a monte del Casale D’Antoni. A sinistra si nota la sterrata che arriva da Fonte Tricaglioli. Non rimane che scendere a valle tralasciando dopo poche decine di metri una deviazione sulla sinistra che conduce alla vicina Fonte del Pero (acqua in caso di necessità). A questo punto il rientro a Cittaducale è una lunga discesa su una strada scorrevole che alterna tratti sbrecciati a brevi tratti cementificati, bisogna solo prestare attenzione alle automobili che salgono verso l’agriturismo del Casale D’Antoni. La discesa termina nei pressi del convento dei cappuccini a pochi metri dal punto di partenza.

Postato da: bummi a 18:58 | link | commenti (1)
mountain bike, itinerari, terminillo

giovedì, 10 maggio 2007
In MTB ai Prati di Tivo

La stagione calda è alle porte, si cambia pelle e si inforca la bici o si calzano le pedule per andare a camminare. Non rimane che postare qualche itinerario.

 

Località di partenza: Piazza di Colledara davanti al bar (400 m. slm), comodamente raggiungibile dall’omonimo casello della A 24. Volendo si può partire direttamente dal casello visto che ci si transita davanti ma Colledara è il mio paese e poi è bello rientrare e sedersi direttamente al bar a consumare una bella birra fresca.

Difficoltà: Itinerario caratterizzato da una lunga salita su strada asfaltata e da une bellissima discesa finale, tecnica e ripida ma sempre scorrevole. Per ciclisti allenati e abituati a percorrere lunghe discese su sentieri e pietraie.

Dislivello: Oltre 1600 metri

Lunghezza e durata: Quasi 60 km. Considerare circa 7 ore (comprese le soste, obbligatorie per godere appieno del panorama).

Itinerario percorso l’ultima volta il: 22 luglio 2006

 

La gita:

Dopo un inverno trascorso ad andare su e giù con sci e pelli di foca mi sento sufficientemente in forma per provare a fare qualcosa di nuovo e più impegnativo dei soliti giretti in MTB lunghi 3-4 ore.

Con questo spirito decido di affrontare partendo direttamente da casa la lunga salita che mi condurrà prima ai Prati di Tivo e poi alla Piana del Laghetto. Il dislivello è notevole così come anche la strada da fare ma, anche se sono conscio di non poter terminare il giro in tempi sbalorditivi, so di avere le capacità di chiudere l'anello.

Giri lunghi come questo risultano difficili in compagnia, figuriamoci quando si è da soli, l'elemento psicologico in questi casi assume connotati tutt'altro che irrilevanti. Conosco bene cosa accade alla testa dopo ore di sforzo continuo e costante. La fatica comincia a scalfire anche la volontà più ferrea e cominci a chiederti con sempre maggiore insistenza: “ma chi me lo fa fare? Non conviene tornare indietro? Oppure che dici, mi faccio venire a prendere?” Quando sei solo spesso la tentazione di “cedere” diventa fortissima, non hai un compagno che ti sprona a continuare, ma le “solitarie” hanno un fascino tutto loro anche per questo motivo: sfidare e affrontare da soli le proprie paure e i propri limiti.

Prima di partire per un lungo giro in montagna in solitudine è bene essere consapevoli delle proprie possibilità e avere ben chiaro in testa che ad un certo punto la nostra psiche può giocarci brutti scherzi.

Sono le sette del mattino quando esco di casa per dirigermi verso Colledara. L'aria a quest'ora è ancora relativamente fresca, sono giorni che a Roma si boccheggia sotto la canicola, ma qui verso l'adriatico sembra che l'aria sia un pelino meno umida. Dopo una doverosa sosta in piazza per prendere un caffè e fare colazione con un cornetto al miele comincio a pedalare su quella che è la mia prima salitella della giornata. Ad Ornano svalico a quota 500 metri e scendo verso Tossicia, in discesa sotto agli alberi ed in prossimità dei fossi sento quasi freddo, che bella la mattina presto d'estate.

Superato l'antico centro abitato di Tossicia, antica capitale della Valle Siciliana, riprendo a salire verso Azzinano su tratti di strada alberati e belle colline ricche di uliveti. Poco prima di entrare ad Azzinano si svolta e affronto un’ultima lunga discesa che mi conduce verso Montorio al Vomano. Questa cittadina operosa e ricca di piccole imprese ha saputo far fronte egregiamente all’apertura del traforo del Gran Sasso e dell’autostrada che alla fine degli anni ottanta l’hanno allontanata un po’ dalle grandi arterie viarie.


Prima di entrare dentro Montorio, svolto a sinistra per prendere la SS 80 che risale la profonda ed incassata Valle del Vomano fino al Passo delle Capannelle. Mi trovo in quello che fino alla fine del 1800 era territorio di briganti, debellati solo con la massiccia presenza dell'esercito sabaudo e a costo di una vera e propria carneficina con il coinvolgimento anche di numerosi civili.

Man mano che mi addentro nella valle comincio ad avere i primi scorci verso le vette più elevate della parte occidentale del massiccio. Dietro ad una curva ecco apparire improvvisamente fra gli alberi la sagoma maestosa di Pizzo Intermesoli. La strada in leggera salita permette di acquisire lentamente un buon ritmo e di scaldarmi bene in vista della lunghissima salita che mi condurrà a Pietracamela e ai Prati di Tivo. Vengo superato da diversi “stradisti” che mi chiedono dove sono diretto. Molti non capiscono dove abbia intenzione di scendere, finchè l'ultimo della fila superandomi si volta verso di me e facendomi l'occhiolino mi fa comprendere che lui ha capito perfettamente ed ha anche un po’ d'invidia per la mia scelta.

Dopo la galleria che costeggia il lago di Piaganini c'è il famoso bivio che da piccolo ammiravo sempre con curiosità. Sulla facciata di una casa troneggia una lunghissima scritta nera su fondo giallo:“Gran Sasso d'Italia 2914 metri”. In realtà ricordo che quando ero piccolissimo, ed eravamo obbligati a percorrere le infinite curve delle “Capannelle” la scritta recitava 2912 metri. Evidentemente col passare degli anni il Gran Sasso è cresciuto.

Ora la situazione comincia a farsi seria, la strada improvvisamente si impenna. Io decido di non cedere alla tentazione che vorrebbe farmi spingere un bel rapporto duro e mi rilasso cominciando ad andatura lenta. Man mano che salgo prendo anche confidenza con me stesso e acquisisco un ritmo discreto, certo non devo far caso a due stradisti che mi superano in tromba, ma loro sono su un'altra bici, hanno ruote sottili come aghi e non portano uno zaino sulle spalle. Ho fatto bene a partire presto, fino a Pietracamela rimango praticamente sempre sotto l'ombra degli alberi. In paese mi fermo un attimo a bere e ad ammirare il panorama che si gode da queste case poste a nido d’aquila davanti ai monti della Laga.

Poi comincia il tratto più faticoso della giornata. Sotto un sole cocente affronto le ultime rampe che conducono verso i Prati di Tivo. Questo tratto non ha alberi che possano darmi ombra, nè ventilazione, non ricordo quante curve mancano, ad ogni tornante spero che sia l'ultimo, ho terminato il litro e mezzo di acqua che avevo caricato nel camel back all'inizio della salita, comincio quasi a considerare la possibilità di scendere dalla sella e proseguire a piedi. Poi improvvisamente e insperatamente comincia la faggeta, sono all'ombra, la temperatura scende drasticamente e io ho finalmente la consapevolezza di avercela fatta.

Al piazzale mi disseto abbondantemente, faccio nuovamente rifornimento e mi divoro due barrette al miele. In questo momento mi sembrano la cosa più buona del mondo. Gli ultimi 4 chilometri fino alla Piana del Laghetto sono un piacere, pendenze poco sostenute, ombra, grandi faggi, qualche fonte che offre la scusa per una breve sosta. Nei pressi della cima che la strada si fa brecciata e improvvisamente si apre verso la Valle Siciliana ed il mare. A destra c'è lei, la parete delle pareti dell'Appennino, il paretone del Gran Sasso.

Il tempo di fare qualche foto e via giù in discesa. E' mezzogiorno e a casa mi aspettano per il pranzo. Il tracciato all'inizio segue ciò che rimane di un’antico progetto per realizzare una strada che doveva unire Forca di Valle a Pietracamela. L’opera fu abbandonata sul nascere a causa della franosità dei pendii del Montagnone che comportavano spese enormi per mettere in sicurezza il tracciato. Fino al rifugio del Fontanino ciò che rimane della strada è sostanzialmente una larga pista su un buon fondo terroso, ogn tanto i resti di alcune grandi frane ricordano il motivo del mancato completamento dell’opera. Il rifugio rispetto all'anno scorso si presenta in ottimo stato, col tetto restaurato e con la consueta mandria di vacche che d’estate pascola placidamente in questa zona.


Dopo il rifugio la strada improvvisamente si interrompe e obbliga a percorrere alcuni tratti più ripidi su pendii erbosi. Abbasso la sella e mi butto indietro per bilanciare meglio la ripidità del terreno che affronto. Ad un certo punto incrocio una traccia segnata che seguo verso sinistra a mezzacosta, supero un abbeveratoio e successivamente prendo un tracciolino più evidente che compie un grande semicerchio a mezzacosta sulla montagna. Arrivo così nei pressi della selletta di Pianalunga dove ci sono alcuni cartelli indicatori in legno. Qui volto a sinistra e mi tuffo letteralmente sulla parte più ostica di tutta la discesa. Fino a Forca di Valle percorro una mulattiera ripidissima e ingombra di pietre smosse che il caldo ed il gran secco delle ultime settimane hanno trasformato in un tracciato davvero sdrucciolevole. Mi destreggio alla grande fra pietraie e tratti polverosissimi, ma sul più bello interrompe la mia discesa. Cambio al volo sotto la canicola la camera d'aria lacerata dallo sforzo e continuo la mia forsennata discesa fino alle case di Forca di Valle dove foro una seconda volta.

Da qui in poi posso scegliere se proseguire direttamente verso casa su asfalto o continuare la discesa fuoristrada su sentieri e carrarecce fino a Isola. Stavolta opto per la prima opportunità, è tardi e le mie ragazze mi aspettano in giardino a casa.

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itinerari, appennino, gran sasso

giovedì, 26 aprile 2007
Quattro amici, tre canali e uno spinone


E’ stata un’annata relativamente povera di neve, ma non certo avara di soddisfazioni scialpinistiche quella che abbiamo concluso ieri sul Terminillo.

Quando parlo di soddisfazioni non mi riferisco a quelle meramente tecniche, o meglio, non solo a quelle che in fondo fanno da corollario a tutta una serie di altre cose. Lo avrete capito vivo la montagna in genere, e quindi anche lo scialpinismo, un po’ come un mezzo per conoscere posti e situazioni nuove o per approfondire la conoscenza di elementi che conosco già.


Parlo di situazioni perché le vette, i pendii e le località in cui vado non sono mai slegate dalle persone che mi accompagnano in questi piccoli viaggi. In questo devo dire che avere un compagno come Manuel è una risorsa non da poco, sono due anni che giriamo quasi sempre insieme, e dopo tante gite e soprattutto tante ore passate in macchina non mi sono mai annoiato, anzi riusciamo sempre a trovare argomenti di conversazione stimolanti per entrambi. Eppoi in tanto tempo trascorso assieme non abbiamo mai avuto un momento di incomprensione o di attrito, scusate se è poco.

Poi ci sono gli amici ritrovati, quelli che magari non vedi per tanto tempo e poi ritrovi improvvisamente, come Maurizio, col quale complice la tecnologia di skype abbiamo riallacciato un bellissimo rapporto. D’altronde un “esploratore della natura umana” come lui regala sempre nuovi stimoli, come testimoniano i suoi video.


Ma l’aspetto forse più interessante a livello umano sono le nuove amicizie, le persone che hai appena conosciuto e che lentamente impari a decifrare e alle quali contemporaneamente devi far comprendere come sei fatto tu. La montagna è forse il luogo più adatto per certi “giochi delle parti”, avere a che fare con un pendio ripido, ghiacciato, incassato fra le rocce, in mezzo al vento o con la bufera in arrivo mette a nudo chiunque e stimola lo spirito di branco. Ci si incoraggia a vicenda, si sta vicini a chi ha più timore, lo si tranquillizza, e così facendo si fa coraggio anche a se stessi. Insomma la gita alla fine è solo un continuo intreccio di situazioni. Il canale ripido, la cima assolata, il pendio levigato o la crosta infame sono dei catalizzatori di sensazioni da condividere e elaborare.

Sono diversi anni che ogni stagione mi “regala” un nuovo amico che sceglie di accostarsi insieme a me allo scialpinismo. Quest’anno ho avuto l’onore di conoscere Patrick, un ragazzo pieno di entusiasmo, come lo sono tutti i ventenni che si avvicinano ad una nuova attività. E’ un pochino che non ci vediamo, la stagione avara di neve e le condizioni della neve ormai relegata a canali stretti ed incassati ci ha allontanati un po’. Però mi ha dato tanto passare alcune giornate sugli sci insieme a lui, vedere il mondo con gli occhi di chi è all’inizio aiuta sempre, soprattutto a non dare mai scontate certe belle sensazioni che si vivono in montagna d’inverno.


A questo punto vi chiederete che c’entrano il titolo del post, le foto ed il video di Maurizio relativi alla gita che abbiamo fatto ieri al Terminillo con quello che ho detto finora? C’entrano, c’entrano…


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amicizia, itinerari, appennino, scialpinismo, terminillo

lunedì, 19 marzo 2007
Mucchio selvaggio sulla traversata alta del Gran Sasso



Ieri bellissima giornata di montagna. La scusa l’ha innescata l’amico Luca, autentico anfitrione dello scialpinismo nel centro Italia in generale e sul Gran Sasso in particolare. La nuova navetta che fa la spola dai Prati di Tivo a Fonte Cerreto andava inaugurata in pompa magna con un bel mini raduno di scialpinisti del centro Italia.

 


Eravamo veramente una marea di persone, divisi in due grupponi. Mentre alcuni effettuavano l’affascinante traversata “bassa” io ed il fidato amico Manuel ci lanciavamo all’inseguimento (abbiamo perso la prima funivia…) di quelli che salivano in vetta al Corno Grande per la direttissima. Manuel era un anno che mi parlava di questa gita, credo che abbia cominciato a sognarla da quando ha iniziato a praticare lo scialpinismo con assiduità. L’anno scorso un contrattempo gli impedì di essere dei nostri, ma stavolta credo che se non fossimo arrivati su, sarebbe tornato da solo pur di completare la gita. Sono davvero contento di aver fatto questa prima traversata con lui , sono momenti di condivisione bellissimi. Fra qualche anno riparleremo dei tanti flash che ci portiamo dietro di questa bella giornata.

Ricongiunti col gruppone in prossimità del Sassone e constatato che comunque Luca aveva previdentemente lasciato qualche posto libero anche per noi ci siamo accodati al serpentone in salita.

 


Non avevo mai visto la direttissima così asciutta in inverno, tutto il versante meridionale della vetta più alta degli appennini era praticamente priva di neve. La bianca coltre latitava persino all’interno degli altri canali tutti più o meno interrotti da numerosi salti rocciosi. Insomma quest’anno a meno di stravolgimenti improvvisi la stagione scialpinistica si prospetta davvero corta e già adesso può dirsi inerorabilmente avviata verso il suo esaurimento. Sulla direttissima in vari tratti i nostri ramponi più che la neve hanno dovuto fronteggiare il ghiaccio vivo e anche la roccia, condizioni che di solito non si verificano prima del mese di maggio. Il canale Bissolati, una ambita e bellissima sciata di fine stagione in ambiente ripido e selvaggio era desolatamente spoglio fin dal suo attacco a oltre 2900 metri di quota. Persino l’immensa Conca degli Invalidi, solitamente sempre colma di neve, presentava in numerosi punti la vista dei sassi sottostanti.

La giornata però era davvero di quelle a cinque stelle: sole pieno senza nemmeno una nuvola durante le circa 7 ore di durata della gita. In quota non c’era nemmeno il temuto vento che precede solitamente le perturbazioni.

 


Tra saluti e presentazioni ho avuto anche modo di sorprendermi della popolarità del mio nome e di questo Blog. Solitamente non amo i gruppi numerosi in montagna, anzi. Sono decisamente abruzzese e pratico da sempre il principio del “pochi ma buoni”, ma ieri era una giornata particolare. L’iniziativa della navetta scaturita dalla testa di Luca che è riuscito a sensibilizzare chi di dovere che un turismo “diverso” è possibile anche ai Prati di Tivo era troppo importante e andava sostenuta comunque. E a giudicare da quanti hanno seguito il suo appello, è stata un’iniziativa davvero un successo.

A volte piccoli gesti come questo possono innescare reazioni a catena. Da teramano innamorato del Gran Sasso non posso non sperare che altri imprenditori si sveglino dal torpore che aleggia da sempre nelle nostre bellissime vallate e comprendano quante possibilità offre loro il territorio in cui si trovano.

 

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abruzzo, itinerari, scialpinismo, gran sasso

lunedì, 05 marzo 2007
Canale Maiori

Ieri siamo stati sul Monte Sirente. Lunga salita (5 ore) complicata un po' da digressioni varie nel bosco, poi una volta entrati nel bel Canale Maiori (Valle Inserrata) abbiamo calzato gli sci e siamo arrivati fino in vetta.
Giornata stupenda, compagnia piacevole (Luca gli amici se li sceglie bene...) e sciata tutto sommato più che accettabile nonostante i grumi delle recenti valanghe nella parte bassa non fossero proprio il massimo.
In una giornata contraddistinta da temperature più che primaverili in tutta la penisola noi eravamo sulla neve. Segno che poi alla fine l'inverno c'è stato e da qualche parte ha lasciato i segni del suo passaggio. Basta andare a cercarli.
Al solito lascio la parola alle immagini.












Postato da: bummi a 10:20 | link | commenti (7)
abruzzo, itinerari, appennino, scialpinismo

lunedì, 19 febbraio 2007
Dove dimorano gli Angeli


A volte le immagini valgono più di mille parole.
Partiti con l'idea di fare un bel giro lungo sul Terminillo per la Valle degli Angeli e la Vallonina ci siamo accontentati della prima rientrando per il "Conetto".
Alla faccia dell'annata carente di neve...














Postato da: bummi a 09:48 | link | commenti (9)
neve, itinerari, scialpinismo, terminillo

giovedì, 08 febbraio 2007
La navetta del Gran Sasso

Ricevo e inoltro volentieri questa bella notizia di servizio pervenutami oggi dall'amico Luca e dedicata a noi scialpinauti:

C’è una novità quest’anno al Gran Sasso: grazie all’iniziativa della “Gran Sasso Teramano S.p.a.” è a disposizione di tutti gli appassionati della montagna un nuovo servizio navetta che permette a chi abbia effettuato la traversata da Campo Imperatore ai Prati di Tivo di essere riaccompagnato comodamente a Fonte Cerreto, base della Funivia.

E’ ora più semplice per tutti mettere in programma alcune delle più belle gite di scialpinismo dell’intero Appennino.

Del nuovo servizio di navetta Prati di Tivo-Fontecerreto potranno valersi tutti: gruppi di privati o guide alpine con i propri clienti; sezioni CAI in escursione sociale o singoli appassionati di scialpinismo.

Quelle qui di seguito le più interessanti gite che vedranno tornare utile il servizio.

La prima, la regina della traversate è sicuramente l’impegnativa Traversata Alta, che dal versante dell’Aquila sale al Corno Grande e scende ai Prati di Tivo per il Calderone ed il Vallone     delle Cornacchie o quello dei Ginepri. A questa lei ben si affianca la più facile e meravigliosa Traversata Bassa che ai Prati di Tivo porta attraverso Campo Pericoli e la Val Maone.

Poi c’è la lunga, fantastica, unica Traversata della Provvidenza, itinerario di gran classe attraverso il cuore del gruppo, su e giù per i valichi d’alta montagna dalla Sella di Monte Aquila alla Sella dei Grilli e dalla  Sella di Monte Corvo fino al Lago della Provvidenza.

Infine ricordiamo il difficile itinerario che da Campo Imperatore sale al Corno Grande e quindi scende per il versante ovest ed il vertiginoso Primo Scrimone, concludendo la discesa in Val     Maone e di qui ai Prati di Tivo.

Il servizio sarà effettuato con pullman gran turismo di società privata tutti i giorni indicati nel calendario sotto pubblicato, con partenza dal Piazzale Amorocchi ai Prati di Tivo alle ore 15.30, con una fermata sulla SS. 80 all’altezza della diga della Provvidenza alle ore 16.10 e arrivo previsto a Fontecerreto per le ore 17.00.

Il servizio sarà effettuato normalmente con un pullman capace di 30 posti, è tuttavia possibile su richiesta avere a disposizione un pullman più grande. E’ consigliabile verificare prima la disponibilità del numero dei posti, meglio ancora riservare i posti ai numeri telefonici sotto indicati, ciò in particolar modo per gruppi numerosi.

A chi ne vorrà usufruire è richiesto un contributo alle spese di € 10 a persona; è previsto uno sconto del 20% per gruppi di oltre 20 persone (€ 8 a persona).

Il contributo spese può essere versato presso il negozio “La cordata” ai Prati di Tivo (Piazzale Amorocchi lato partenza della seggiovia) o presso la biglietteria della Funivia di Campo Imperatore, a Fontecerreto. (Per chi intenda salire alla fermata della Diga della Provvidenza l’unica possibilità è quella del pagamento anticipato a Fontecerreto presso la biglietteria della Funivia).

Per informazioni e prenotazioni

“La Cordata” 0861 959637 (telefono/fax) chiuso il mercoledì

Luca Mazzoleni 333 2324474

Postato da: bummi a 16:59 | link | commenti (5)
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