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sono un uomo di sport amante della natura a 360 gradi con particolare predilezione per le "mie" montagne abruzzesi che percorro preferibilmente, con gli sci da scialpinismo, la mountain bike o a piedi da escursionista
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Sono tifoso del Toro, noi torinisti la chiamiamo così la nostra squadra. Essere del Toro ha poco a che fare col calcio, in fondo a me il calcio piace pure poco, se guardo una partita in cui non c’è il Toro mi annoio. Tifo Toro per vedere una partita di calcio vera, in cui la mia squadra gioca col cuore in mano. Il famoso “cuore Toro” è questo, affrontare l’avversario impavidi e a viso aperto, senza nessun timore referenziale. Il Toro è l’altra metà di Torino, quella proletaria, abituata a confrontarsi contro lo strapotere della FIAT, a partire sempre sfavorita, ma anche a non piegarsi mai nemmeno dopo la più pesante sconfitta.

Tifare Toro è più di un’affermazione personale, è quasi una rivendicazione. Noi del Toro ce ne freghiamo se siamo tanti o siamo pochi a tifare per i granata, anzi siamo quasi lieti di essere pochi, è sicuramente meglio essere pochi ma buoni. Stessa cosa vale per le sconfitte o le retrocessioni, meglio in B con dignità che una vittoria rubata, saremmo disposti a perdere per sempre pur di poter salvare l’onestà.
A Superga, alle 17,05 del l4 maggio 1949, si spense per sempre il sogno del Grande Torino. Ho scritto volutamente grande con la g maiuscola perché quella squadra in quel momento era riconosciuta unanimemente come la più forte del mondo. La nazionale italiana del tempo schierava 10/11 dei suoi titolari prelevandoli dal Toro, una particolarità che non ha mai avuto analogie né prima né dopo sia in Italia che all’estero.
Superga e il Grande Toro sono talmente radicati nell’animo del tifoso granata che ancora oggi quando la squadra vince qualcosa i tifosi si dirigono spontaneamente a piedi in corteo verso