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sono un uomo di sport amante della natura a 360 gradi con particolare predilezione per le "mie" montagne abruzzesi che percorro preferibilmente, con gli sci da scialpinismo, la mountain bike o a piedi da escursionista
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Segnalo che da oggi e per i prossimi tre giorni si svolgerà a Roma al cinema Nuovo Olimpia il Bicycle Filmfestival. Sull’onda di analoghe iniziative che da anni si svolgono negli Usa anche a Roma sbarca una manifestazione cinematografica che celebra la bicicletta come elemento ludico, ricreativo, sportivo e anche come mezzo di locomozione alternativo all’automobile. Insomma una manifestazione interessante e fuori dai soliti schemi celebrativi di questo o quel regista ma incentrata su un soggetto che per una volta non è un essere animato ma questo magico mezzo meccanico. Maggiori informazioni sul sito della manifestazione.
Buona visione.
Erano anni che non salivo sulla mia gloriosa Moser da corsa, una bici che comprai diversi anni fa in un periodo in cui percorrevo davvero tanti chilometri sulle strade dell’Umbria perugina e dell’Abruzzo teramano. Poi lentamente la Mountain Bike e il gusto per gli sterrati ed i sentieri sperduti ebbero la meglio.
Ogni tanto però viene voglia di riscoprire i vecchi amori e allora eccomi qui di nuovo in sella ad una bici da corsa (bdc è l’acronimo usato dai patiti del settore). La Moser è ormai fissa a Collecastino, la nostra casa-progetto-olivi-enonsisacosaltroinfuturo, tenerla per uscire su strada a Roma per uno come me, che quando si ritrova in più di due persone si sente come stipato dentro ad un autobus all’ora di punta, non aveva più senso. L’unica è lasciarla qui, tanto gli sterrati pedalabili in sella ad una MTB sono quasi un ricordo. La mia amatissima Valle Siciliana è ovviamente ricca di sentieri, da quelli che salgono sulle alte vette del Gran Sasso a quelli più misconosciuti che uniscono vecchie masserie in disuso con i paesi del fondo valle, ma sono quasi tutti impraticabili in bici, o meglio sono inpraticabili in salita, in discesa ho già avuto modo di documentare che certe cose sono sicuramente alla portata di una buona Mountain Bike.
Per farla breve la bdc è lì nel mio fondaco, per giunta ha pure con le gomme nuove appena rimesse, e io per una volta ho voglia di affrancarmi dal consueto allenamento podistico per lanciarmi un po’ a girovagare come uno zingaro. Quindi domenica mattina di buon ora parto e mi lancio giù verso le Piane di Colledara. L’idea è di raggiungere Rigopiano passando per l’argine destro orografico della nostra valle, dalle Piane di Colledara (270 metri di quota) fino ai 1250 metri di Rigopiano, pedalando lungo la strada che sale a Corazzano, Villa Colli e Colledoro.
La giornata è a dir poco rovente. E’ un anno che praticamente non piove in maniera decente e la notte in queste condizioni di siccità estrema non riesce a produrre alcun refrigero. Dopo aver riempito la borraccia alla fontana sulla piazza di Colledara mi lancio nella prima discesa della giornata. Qui mi rendo subito conto della canicola, solo l’ultimo pezzo vicino al fiume Mavone dona un minimo di refrigerio.
Poi quando comincia la salita capisco subito che oltre al caldo dovrò soffrire anche a causa della bici. Il cambio di cui dispongo ha il 23 come rapporto massimo posteriore, questo fa si che praticamente in salita non riesco a pedalare in scioltezza ma solo arrancando come un povero diavolo, col caldo che fa sarà un supplizio. Ma in fondo siamo qui per soffrire no? Mica ci tireremo indietro per un semplice contrattempo di questo tipo?
Pianin pianino con le gambe che lentamente si fanno sempre più dure ed imballate guadagno terreno sia sotto forma di chilometri percorsi che sotto forma di metri di dislivello saliti. La strada è a dir poco stupenda. Sono probabilmente sulla striscia di asfalto più panoramica dell’intera Valle, gli scorci verso il Corno Grande ed il resto del massiccio del Gran Sasso sono davvero notevoli. Non incontro nessuno, d’altronde qui i paesi sono pochi e a quest’ora la gente ancora dorme.
Dopo Villa Colli, al cui bivio c’è una gradita fontana, la strada scende per qualche decina di metri, poi si riprende a salire, dapprima dolcemente poi sempre più ripidamente fra pascoli e radi alberelli fino ad arrivare al bivio Castelli-Rigopiano dove un’altra fontana aiuta non poco a dissetarmi. Ora comincia la salita più tosta, per fortuna in gran parte al riparo dell’ombra degli alberi. Sono solo le 9 ma il sole picchia già come un fabbro.
Fra una curva e l’altra raggiungo la zona più pericolosa della strada, dove d’inverno l’incuria dell’uomo lascia che la strada venga lentamente ricoperta dal pietrisco che scede dalla montagna. Questa strada non ha alcun senso ma almeno visto che è stata costruita sarebbe bene adoperarsi affinchè rimanga percorribile per tutto l’anno. Soprattutto ora che i tratti più brutti sono stati riasfaltati. Poche centinaia di metri dopo sono in cima alla salita di Rigopiano circondato da un buon numero di gitanti che hanno già occupato i prati a bordo strada per trascorrere una giornata al fresco.
La folla dopo tanto silenzio è quasi fastidiosa, non metto nemmeno piede a terra, faccio inversione e mi lancio nella lunga discesa che mi porterà di nuovo alle piane di Colledara, passando stavolta dentro al paese di Castelli, antica fucina di prodotti artistici in ceramica.
Nonostante la lunga discesa il caldo e la stanchezza della lunghissima salita si fanno sentire, gli ultimi 3 chilometri di salita fino a casa sono davvero tosti ma una bella doccia gelata fatta col sifone in mezzo al giardino rimette le cose a posto.