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sono un uomo di sport amante della natura a 360 gradi con particolare predilezione per le "mie" montagne abruzzesi che percorro preferibilmente, con gli sci da scialpinismo, la mountain bike o a piedi da escursionista
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E’ stata un’annata relativamente povera di neve, ma non certo avara di soddisfazioni scialpinistiche quella che abbiamo concluso ieri sul Terminillo.
Quando parlo di soddisfazioni non mi riferisco a quelle meramente tecniche, o meglio, non solo a quelle che in fondo fanno da corollario a tutta una serie di altre cose. Lo avrete capito vivo la montagna in genere, e quindi anche lo scialpinismo, un po’ come un mezzo per conoscere posti e situazioni nuove o per approfondire la conoscenza di elementi che conosco già.
Parlo di situazioni perché le vette, i pendii e le località in cui vado non sono mai slegate dalle persone che mi accompagnano in questi piccoli viaggi. In questo devo dire che avere un compagno come Manuel è una risorsa non da poco, sono due anni che giriamo quasi sempre insieme, e dopo tante gite e soprattutto tante ore passate in macchina non mi sono mai annoiato, anzi riusciamo sempre a trovare argomenti di conversazione stimolanti per entrambi. Eppoi in tanto tempo trascorso assieme non abbiamo mai avuto un momento di incomprensione o di attrito, scusate se è poco.
Poi ci sono gli amici ritrovati, quelli che magari non vedi per tanto tempo e poi ritrovi improvvisamente, come Maurizio, col quale complice la tecnologia di skype abbiamo riallacciato un bellissimo rapporto. D’altronde un “esploratore della natura umana” come lui regala sempre nuovi stimoli, come testimoniano i suoi video.
Ma l’aspetto forse più interessante a livello umano sono le nuove amicizie, le persone che hai appena conosciuto e che lentamente impari a decifrare e alle quali contemporaneamente devi far comprendere come sei fatto tu. La montagna è forse il luogo più adatto per certi “giochi delle parti”, avere a che fare con un pendio ripido, ghiacciato, incassato fra le rocce, in mezzo al vento o con la bufera in arrivo mette a nudo chiunque e stimola lo spirito di branco. Ci si incoraggia a vicenda, si sta vicini a chi ha più timore, lo si tranquillizza, e così facendo si fa coraggio anche a se stessi. Insomma la gita alla fine è solo un continuo intreccio di situazioni. Il canale ripido, la cima assolata, il pendio levigato o la crosta infame sono dei catalizzatori di sensazioni da condividere e elaborare.
Sono diversi anni che ogni stagione mi “regala” un nuovo amico che sceglie di accostarsi insieme a me allo scialpinismo. Quest’anno ho avuto l’onore di conoscere Patrick, un ragazzo pieno di entusiasmo, come lo sono tutti i ventenni che si avvicinano ad una nuova attività. E’ un pochino che non ci vediamo, la stagione avara di neve e le condizioni della neve ormai relegata a canali stretti ed incassati ci ha allontanati un po’. Però mi ha dato tanto passare alcune giornate sugli sci insieme a lui, vedere il mondo con gli occhi di chi è all’inizio aiuta sempre, soprattutto a non dare mai scontate certe belle sensazioni che si vivono in montagna d’inverno.
A questo punto vi chiederete che c’entrano il titolo del post, le foto ed il video di Maurizio relativi alla gita che abbiamo fatto ieri al Terminillo con quello che ho detto finora? C’entrano, c’entrano…
Nella nostra vita capita di vivere dei rapporti apparentemente fissati ad un stadio perenne di continua conoscenza reciproca senza che si sfoci mai verso qualcosa di definito. Sono persone con le quali entriamo in contatto sporadicamente, ma in quelle rare volte si fa un bel concentrato di sensazioni reciproche. Di solito, almeno per me, sono relazioni molto ricche anche se solo apparentemente poco intime.
Con Maurizio Casalini sono anni che ci annusiamo, sia attraverso le nostre relazioni su Over The Top che in sporadici incontri fra folate di vento o banchi di nebbia da qualche parte nell’Appennino centrale. Ultimamente ci omaggia con qualche commento su questo Blog.
Molti di voi probabilmente lo conoscono per le sue poetiche relazioni scialpinistiche su Over The Top, dove descrizioni di manti nevosi morbidi come nuvole si susseguono a incontri con pastori, viandanti, paesani o ristoratori della nostra bellissima Italia peninsulare.
Da qualche tempo Maurizio coltiva una nuova passione, quella della realizzazione di una serie di minivideo. La sensibilità e il tocco sono gli stessi di quando scrive. Coi suoi occhi ci si schiude una montagna per molti versi inedita, vissuta al di là del gesto sportivo o della performance personale, qui potete ammirare alcune sue creazioni.
Buona visione.
Cos’è il compagno di gita o di cordata per un alpinista, uno scialpinista, un mountain biker, un escursionista o un montanaro in genere? Come lo scegliamo? Quali caratteristiche deve possedere?
In verità io amo moltissimo inoltrarmi fra valli e creste, boschi e vette anche da solo avendo come unica compagnia i miei pensieri finalmente liberi di volteggiare senza essere interrotti dal colloquio con un’altra persona. Anzi, secondo me andare in montagna da soli è un’ottimo modo per conoscere meglio se stessi ed è un’attività che periodicamente dovrebbero fare tutti.
Però siamo anche animali sociali e certi bei momenti della nostra vita ci piace poterli condividere con altri. Una bella giornata sugli sci d’inverno, o una lunga pedalata su sterrati e sentieri non sarebbero la stessa cosa se non li potessimo commentare con qualcuno. Ma come scegliere la compagnia migliore?
C’è stato un periodo in cui mi accompagnavo con qualsiasi persona, soprattutto quando arrampicavo (dove avere un compagno è essenziale) mi aggregavo a qualsiasi genere di gruppo. Però poi spesso finivo per annoiarmi, certi colloqui fatti con le persone sbagliate diventavano ripetitivi o, peggio ancora, irritanti. La maggior parte del tempo che si passa assieme quando si va in montagna lo si trascorre in automobile, soprattutto quando si parte da una città, e magari è pure mattina presto e siamo reduci da una settimana stressante al lavoro durante la quale abbiamo sopportato per 5 giorni consecutivi dei colleghi che strangoleremmo volentieri o un capo arrogante e dispotico e abbiamo poca voglia di dover rivivere dinamiche simili anche mentre pratichiamo il nostro hobby preferito.
Così col tempo ho cominciato a frequentare solo persone con cui ho un legame che va al di là della montagna, amici intimi con cui mi vedo anche per fare cose diverse dal girovagare per monti. In poche parole persone con cui sono in grado di parlare di argomenti che vanno al di là dalla montagna. Mi sono accorto, infatti, che chi parla solo di montagna alla fine è un povero frustrato che riversa sul suo hobby tutte le aspettative che la sua vita quotidiana non è in grado di soddisfare. Spesso si tratta di persone che oltre ad essere terribilmente noiose, sono pervase da un’ambizione alpinistica talmente sfrenata da annebbiare completamente la percezione dei loro limiti, dei veri e propri pericoli non solo per loro stessi ma anche per chi li accompagna.
In questi casi il vecchio detto “meglio soli che male accompagnati” è quanto mai azzeccato. E’ più sano e divertente andarsene in giro soli e indipendenti come la graziosa cagnetta che sabato ci ha accompagnato da Campo Felice fin sulla vetta del Monte Puzzillo.