Scritti di varia natura di un abruzzese romano

Eccomi

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sono un uomo di sport amante della natura a 360 gradi con particolare predilezione per le "mie" montagne abruzzesi che percorro preferibilmente, con gli sci da scialpinismo, la mountain bike o a piedi da escursionista

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lunedì, 18 febbraio 2008
Itinerari alternativi nella Valle Siciliana

La Valle Siciliana è la mia valle, ovvio che io sia leggermente di parte quando ne parlo, conseguentemente filtrate quello che sto per dire. La Valle è un ambiente di gioco favoloso per chi ama percorrere in montagna grandi dislivelli. Spesso si parte da 800 metri di quota per arrivare a oltre 2.300 e oltre.

Sabato il mio programma era di salire sul Monte Prena con gli sci sfruttando la grande “M” ancora ben innevata nel bosco di Pagliara e risalire la Fossaceca. Un vento abbastanza sostenuto e le nuvole che andavano e venivano al mattino ci hanno fatto ripiegare sulla vicina Madonnina del Gran Sasso che abbiamo raggiunto con bel percorso d’ambiente salendo da Casale San Nicola.

Gli sci li abbiamo calzati attorno ai 1.300 metri di quota assicurandoci comunque, come dice l'amico Andrea,  un minimo sindacale di sciata (750 metri di dislivello).

Giornata abbastanza fredda con neve particolare, un sottilissimo strato di ghiaccio copriva neve più morbida, quasi farinosa. Divertente l’uscita sulla cresta dell’Arapietra fra piccoli saltini di roccia da aggirare.

Alla Madonnina abbiamo pure incontrato anche uno “sci alpinista senza sci” che accompagnava un nutrito gruppo di ghiacciatori verso il rifugio Franchetti. Segno che la nostra montagna è forse più frequentata fuori dalle piste nonostante certi assurdi divieti.

In definitiva queste foto rappresentano un itinerario “di ripiego”, salito in una giornata di pseudo maltempo (all’ora di pranzo le nuvole erano solo un ricordo). Probabilmente non tutti ameranno questo genere di cose, si sale per un’ora con gli sci in spalla per raggiungere dei bei pendii sciabili, ma se questa è una seconda scelta immaginatevi il resto.


A presto.

Postato da: bummi a 09:56 | link | commenti (22)
scialpinismo, gran sasso, valle siciliana


Commenti
#1   18 Febbraio 2008 - 10:48
 
è più facile immaginarlo il resto grazie ai tuoi e ai miei contributi su queste splendide montagne.
Visto l'ambiente hai fatto un'ottima scelta.
Ciao
Maurizio
utente anonimo

#2   18 Febbraio 2008 - 13:05
 
Grazie Maurizio, sempre gentile.
Io ho capito che più ci si allontana da itinerari classici più lo scialpinsmo diventa un'attività soggettiva. Lo dico senza polemica, Patrick su OTT nel suo commento alla gita ha scritto sconsigliabile, per me invece è stata una gita stupenda. In una gita sola abbiamo trovato condensate tante sfaccettature interessanti: dall'avvicinamento nel bosco alla neve dura, la crosta fina come vetro su fondo farinoso, il vento che giocava con le sue raffiche, il sole basso, le roccette da aggirare in cima, i panorami immensi dalla Madonnina. Last but not least l'incontro con Manuel in cima.
Il mio entusiasmo è sicuramente dovuto in parte al grande affetto che ho verso la "mia" Valle, per me è un "terreno di gioco" davvero unico.
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#3   18 Febbraio 2008 - 19:36
 
La gita è piaciuta pure a me.
Come giornata di montagna è stata una gran bella giornata.
Gli scorci sul vicinissimo paretone erano assai suggestivi.
In più ho visto un posto nuovo e sperimentato un tipo di neve nuova (per me) e particolare.

Ciònonostante ho ritenuto di mettere "sconsigliabile" su OTT perchè ho creduto di dover dare un giudizio il più possibile oggettivo in quello che, vuoi o non vuoi, è un database di gite scialpinistiche.

Ad amici che volessero fare scialpinismo non consiglierei di andare a ripetere la nostra gita di sabato.
Metà del dislivello con gli sci in spalla e poi neve, insomma, un po così.
Però, ripeto, come giornata di montagna è stata una bella giornata.
Anzi, mi piacerebbe tornare, ben allenato, e arrivare fino a su.
Il modo forse più bello di salire il Corno Grande.

Patrick
utente anonimo

#4   19 Febbraio 2008 - 07:58
 
che gran bei posti...
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#5   19 Febbraio 2008 - 09:12
 
Capisco perfettamente Patrick, la mia non era una critica, forse mi sono espresso male, non volevo che ti sentissi in obbligo di giustificarti. OTT è un DB aperto e ognuno ci riporta le sensazioni che ha vissuto ed è bello leggere commenti completamente diversi per le stesse gite.
D'altronde già oggi o domani ci saranno condizioni molto diverse per salire su, basta solo qualche grado in più e lì la neve che prende sole fin dalle prime ore del mattino mollerà parecchio.
Quanto all'itinerario per me è uno dei più belli dell'Appennino, la discesa dal Corno Grande verso Casale è una delle più belle che io abbia fatto, la preferisco di gran lunga a quella verso i Prati.
Finora l'ho fatta solo in traversata ma tra qualche settimana, quando a Piede di Corno i pendii del paretone avranno scaricato bene, sarebbe bello ripetere l'itinerario di sabato salendo fino in vetta. Ovvio che con dislivelli simili non puoi trovare neve fino in fondo, di solito la neve arriva alla quota in cui l'abbiamo trovata noi.
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#6   19 Febbraio 2008 - 09:15
 
Ciao Marzia,
per completezza di informazione ti dico che i pendii dove abbiamo sciato in alto d'estate vengono utilizzati sempre da mucche al pascolo.
Devi venire a trovarmi quest'estate, così facciamo un giro fra i pastori della zona. :-)
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#7   19 Febbraio 2008 - 12:35
 
Quando una gita di scialpinismo è bella?

Gli sci sono solo uno strumento per muoversi su terreni innevati, meglio li si usa, più si gode. Detto questo, per me una gita di scialpinismo non è diversa da una qualsiasi salita in montagna. Il primo mio obiettivo è quello di un bel itinerario, indovinato questo, c'è tutto il resto, una buona neve, un buon innevamento fino alla macchina ecc. Ma se il primo obiettivo è stato centrato, non mi frega niente di come era la neve, e se ho dovuto portare gli sci in spalla, vado in montagna per salirla, non per sciare bene.
Il mio punto di vista, cercando di alimentare un bel confronto.
Ciao
Maurizio
utente anonimo

#8   19 Febbraio 2008 - 13:03
 
Maurizio, apri un dibattito su quella che è una vecchia discussione.

Nello scialpinismo è più importante la salita o la discesa?
Entrambe le scuole di pensiero vantano numerosi e accaniti sostenitori.

Per parte mia la salita è una componente essenziale, anche per i miei ovvi ed evidentissimi limiti in discesa.
Ma, oltre a questo, fare scialpinismo per me è innanzitutto andare in montagna. E andare in montagna significa salire, immergersi nell'ambiente...
Altrimenti me ne andrei in pista!

Ma anche la discesa è importante.
Scivolare senza peso e completamente liberi giù dalle nostre montagne è, non c'è bisogno che te lo dica, bellissimo.
Tutti noi credo che sappiamo godere di una bella discesa, oltre che di una bella salita.

Lo sci, come dici tu, è uno strumento per muoversi su terreni innevati. In salita come in discesa.
Perciò la massima soddisfazione credo che si ottenga quando tale utilità è massimizzata e quindi quando c'è tanta neve fin dalla partenza.

Tu stesso, quando scegli le gite, credo che cerchi di dirigerti verso posti che sai essere innevati, oltre che belli!
Altrimenti non facciamo più scialpinismo, ma escursionismo!

Ecco, forse sabato gli sci, a non averli avuti, non mi sarebbero mancati.
Perciò, per tornare a OTT, non credo di poter consigliare quella gita (con quelle condizioni di neve, anche, ma questo è implicito in ogni
valutazione che necessariamente si riferisce al momento storico in cui la gita è stata compiuta) a chi voglia fare scialpinismo.
Cioè a chi voglia andare in montagna CON GLI SCI al seguito!
utente anonimo

#9   19 Febbraio 2008 - 13:07
 
Ho dimenticato di firmarmi.

Patrick
utente anonimo

#10   19 Febbraio 2008 - 13:39
 
Per carità è tutto molto lecito, un'altro aspetto importante in quello che facciamo è la libertà. Per me il Monte Velino è una montagna affascinante, la considero tra le più belle in Appennino, ma come sai non è molto appetibile per gli scialpinisti, che in maggioranza la affrontano quando raramente ci sono ottime condizioni di innevamento. Per me non è così, il Velino affrontato con quei 500 600 mt. di dislivello con gli in spalla, rappresenta una delle più grandi scialpinistiche delle nostre montagne. Percorrere la Val di Teve, e uscire in quell'anfiteatro per calzare finalmente gli sci mi emoziona sempre, tanto che posso dire con certezza che da quando l'ho fatta la prima volta ho cambiato radicalmente il modo di concepire lo scialpinismo. Credo che molte grandi classiche abbiano questo aspetto, perchè affrontate nella stagione principe dello scialpinismo, qual'è la primavera. Lo spalleggiamento degli sci, secondo me deve essere considerato la normalità nello scialpinismo delle grandi salite. La attività invernale ha un'aspetto più escursionistico, anch'esso molto bello.
Maurizio
utente anonimo

#11   19 Febbraio 2008 - 15:12
 
Mi fa piacere che un'itinerario ultraclassico un po' dimenticato negli ultimi anni come quello che sale da Casale susciti tanta discussione.
La verità è che lo scialpinismo sta cambiando e anche molto in fretta. Fino a pochi anni fa gli scialpinisti erano pochi (soprattutto qui nell'Appennino centrale) e quasi tutti provenivano dall'alpinismo. Ovvio che portassero anche sugli sci e le pelli di foca il loro bagaglio culturale legato ad un approccio squisitamente alpinistico. Oggi al contrario la stragrande maggioranza dei nuovi praticanti che si approcciano a questa attività non ha mai piantato un chiodo o usato la picca ed i ramponi. Potete chiedere ai nostri amici istruttori CAI, vi diranno che i loro allievi sono quasi tutti ex pistaioli stufi di fare la fila in pista e vogliosi di fare delle belle discese in ambiente montano. E' ovvio che questo nuovo modo di vedere lo scialpinismo predilige la discesa a discapito dell'ascensione, vede nel ghiaccio un rebus di difficile decifratura e ricerchi neve il più possibile vicina agli standard che si trovano in pista.
Io personalmente ritengo che questo tipo di attività abbia molto poco a che vedere con lo sci-alpinismo inteso nel senso più autentico del termine. Quando manca un minimo di componente alpinistica (che può essere considerata non necessariamente da un punto di vista squisitamente tecnico ma anche solo interpretativio come l'adattamento alla neve sempre diversa che incontriamo o come incognita nel ricercare un itinerario inedito) per me siamo dinnanzi ad un'altra cosa.
Forse sono un po' troppo deciso nel mio punto di vista, ma in un'epoca in cui il c.d. "freeride" impazza e fagocita tutto credo che distinguere sia importante per non confondersi troppo.
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#12   19 Febbraio 2008 - 16:16
 
Non vorrei che si pensase che sono assolutamente contrario e indisposto verso lo spalleggiamento sci.
Che non consideri una gita degna di essere percorsa se non è possibile farlo con gli sci ai piedi dalla macchina.

Lo scorso anno la mia ultima gita è stata sul corno grande, a metà maggio, con gli sci in spalla da Campo Imperatore fino alla vetta.
Eppure è stata probabilmente la scialpinistica più bella della scorsa stagione.
Ottima peraltro anche dal punto di vista discesistico con le due discese al Franchetti e alla sella del Brecciaio.

Però bisogna contestualizzare.
Ora che di neve ce ne è parecchia (si fa per dire) sceglierei altri itinerari.

Patrick
utente anonimo

#13   19 Febbraio 2008 - 16:29
 
Una riflessione.

Io ho deciso di accostarmi allo scialpinismo (e di imparare a sciare) nel corso dei due inverni del 2005/2006, asssai nevosi.

Fin allora mi aggiravo per le montagne a piedi, senza neppure le ciaspole. Affondando e sprofondando spesso e volentieri nella neve alta.

Ebbi modo più volte di osservare strani esseri che, leggeri e leggiadri come elfi, si spostavano senza peso grazie a due assi legate ai piedi la dove io faticavo come una bestia.

Dall'ulteriore osservazione che costoro, esseri perfetti, erano in grado di spostarsi in discesa (fase delal gita che, a piedi, non ho mai amato) a gran velocità planando a valle come uccelli predatori (urlando sovente dalla gioia) è scaturita la decisione!

Avrei cercato anche io di elevarmi! Mi sarei comprato gli sci!


Insomma ho creduto che lo sci fosse principalmente, per me che non sapevo sciare, un modo per faticare meno in salita, percorrere maggiori distanze e alla fine provare a scendere alla meno peggio divertendomi certamente più che a piedi.

Ora invece mi rendo conto che non è più lo sci in funzione della gita, ma il contrario.
Scelgo di andare dove so che c'è neve evitando i posti senza o con pochissima neve (e sono la maggioranza).
Colpa di due inverni sfigati?

Insomma lo sci non è solo uno strumento, come pensavo, ma anche un fine!

Però, onestamente, non è così anche per voi?

Patrick
utente anonimo

#14   19 Febbraio 2008 - 16:55
 
La tua esperienza è assolutamente logica, hai raccontato il percorso che ti ha portato allo scialpinismo, ed è indubbio che serva la neve per poterlo fare, a me anche poca può andar bene se decido a Settembre di portare i miei sci da fondo sulla Femmina morta per poi fare 8/10 km. tra andata e ritorno per raggiungere con gli sci ai piedi la cima del M. Amaro. Capito cosa voglio dire, quando parlo di libertà, ancora oggi penso che quella esperienza sia tra le più folli e belle della mia esperienza. Ci sono un sacco di esperienze da fare, se non ci si accontenta della bella sciata.
Ciao
Maurizio
utente anonimo

#15   19 Febbraio 2008 - 18:06
 
Patrick:
...Insomma lo sci non è solo uno strumento, come pensavo, ma anche un fine!...

Per me lo sci non è mai stato un fine, così come prima non lo erano la piccozza ed i ramponi, le scarpette da arrampicata e la corda, gli sci da fondo escursionismo e gli scarponcini con la linguetta in punta. Sono tutti mezzi utili per potermi muovere dentro un ambiente che amo.
D'estate li sostituisco con le pedule e la Mountain Bike, ultimamente anche con le scarpette da trail.
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#16   19 Febbraio 2008 - 18:33
 
@ Bummi

Mi sa che non mi sono spiegato...
:-(

Patrick
utente anonimo

#17   19 Febbraio 2008 - 18:56
 
Oltretutto, se lo sci non fosse anche un fine, perchè portarli a settembre sul monte Amaro quando non sarebbero stati veramente utili se non proprio di impiccio?

Perchè a primavera ci andiamo a cercare le lingue di neve residua e ben assestata sulle quali fare bellissime e ripide discese?
Perchè non andiamo più comodamente a piedi, passando pochi metri a lato dove non è più neve?

Non sarà che una volta provata la gioia di scivolare giù da una montagna con gli sci siamo poi sempre alla ricerca di quelle sensazioni?
Che non sono certo l'unica motivazione, ma che indubbiamente vanno ad arricchire l'esperienza della montagna.

Patrick



utente anonimo

#18   19 Febbraio 2008 - 19:38
 
verissimo, ma per raggiungere una lingua di neve devi salire in montagna. Allora secondo te quale è la vera motivazione? La lingua di neve oppure voler salire in montagna?
Ciao
Maurizio
utente anonimo

#19   19 Febbraio 2008 - 19:58
 
Mi piace questo confronto.

E mi piace questa sottile domanda che poni.

Senza dubbio salire in montagna.
Ma questo sarebbe possibile e anzi conveniente, dal punto di vista strettamente pratico, anche a piedi.
Perchè allora ci portiamo gli sci?
Secondo me perchè lo sci aggiunge qualcosa.E' una motivazione IN PIU'.
E in questo senso è ANCHE un fine.

Patrick
utente anonimo

#20   19 Febbraio 2008 - 21:21
 
Intanto un salutone a chi aveva gli sci ai piedi da chi per una volta li aveva lasciati in funzione dei ramponi.
Ho letto lo scambio epistolare e, quoto Bummi quando dice:
- Per me lo sci non è mai stato un fine, così come prima non lo erano la piccozza ed i ramponi, le scarpette da arrampicata e la corda, gli sci da fondo escursionismo e gli scarponcini con la linguetta in punta. Sono tutti mezzi utili per potermi muovere dentro un ambiente che amo. -
Io tento di praticare alpinismo e lo pratico con gli strumenti che ritengo al momento più idonei all'itinerario o al mio stato d'animo.
I legni mi danno un senso di libertà e di scoperta, che la neve ci sia o che i sassi la facciano da padrone.
Certo riuscire a mettere gli sci ai piedi fin da subito è bello, come è bello sentire la neve morbida e burrosa in discesa.
Ma è altrettanto bello doversi conquistare quell'esigua lingua di neve che si è difesa dai morsi del sole o è altrettanto bello e stimolante essere costretti ad interpretare la neve in discesa, saltando le curve quando si trova il cartonato o tentando di condurre quando si trova il ghiaccio.
La neve nell'alpinismo (e nel sottoinsieme incluso dello scialpinismo) è viva ed è vita.

Un saluto
EmmeCErre
utente anonimo

#21   20 Febbraio 2008 - 09:56
 
Io più che cercare lingue di neve fine a se stessa cerco di percorrere degli itinerari che soddisfino la mia continua sete di scoperta.
Forse l'obiettivo principale che mi pongo come uomo e come alpinista è quello della conoscenza di un territorio, mi piace quella sensazione di intimità che provo nei confronti di una determinata vetta o di un determinato gruppo montuoso quando sono riuscito a percorrere e conoscere molti suoi versanti nelle diverse stagioni dell'anno.
Questa è stata per esempio l'ottica con cui sono salito sul Gorzano un mese fa percorrendo con gli sci un itinerario che non regala certo soddisfazioni sciistiche, ma che a me ha dato tanta soddisfazione come uomo.
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#22   20 Febbraio 2008 - 10:47
 
"Forse l'obiettivo principale che mi pongo come uomo e come alpinista è quello della conoscenza di un territorio, mi piace quella sensazione di intimità che provo nei confronti di una determinata vetta o di un determinato gruppo montuoso quando sono riuscito a percorrere e conoscere molti suoi versanti nelle diverse stagioni dell'anno. "

Questa te la quoto tutta!
Resto però convinto che la scelta dello sci come strumento di scoperta non sia quasi mai una scelta puramente razionale derivante dall'utilità pratica.

Patrick
utente anonimo

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